Quel razzismo subdolo che non è mai scomparso…

Vi ricordate Emmanuel, migrante fuggito con la moglie dalla Nigeria di Boko Haram?

Quattro anni ottenuti con il patteggiamento davanti al giudice, arresti domiciliari ma con il permesso di andare al lavoro tutti i giorni. E’ tutta qui la condanna per avere ucciso a pugni e calci un immigrato africano colpevole di avere difeso la sua compagna dagli insulti dello stesso assassino. E’ quanto è stato stabilito dalla sentenza che ha chiuso la vicenda riguardante l’uccisione di Emmanuel Chidi Nnamdi, l’immigrato nigeriano morto a Fermo il 5 luglio 2016 in seguito al pestaggio subito da Amedeo Mancini, ultrà della squadra locale di calcio, finito in carcere subito dopo l’episodio.… Continua la lettura

Gambia: Jammeh lascia. E ora tocca agli altri?

Nella notte, dopo ore di trattative, alla fine Yaya Jammeh, al potere dal 1994 nel piccolo Gambia, ha accettato di lasciare il paese dopo che nelle elezioni del primo dicembre era stato dichiarato sconfitto.

Per fargli lasciare il potere c’è voluto un intervento militare dei paesi dell’Africa Occidentale riuniti nell’organizzazione regionale, l’Ecowas. “Jammeh partirà oggi” – ha scritto in un tweet il presidente eletto Adama Barrow che due giorni fa ha giurato e si è insediato nell’ambasciata del Gambia a Dakar.

Si chiude una vicende che ha una forte valenza politica per tutta l’Africa che è piena di presidenti come Jammeh, dittatori al potere in violazione della costituzione e inamovibili da decenni.… Continua la lettura

Ecowas sfratta Jammeh: un segnale per l’Africa dei presidenti-dinosauri

In queste ore sembrerebbe proprio che la crisi post-elettorale in Gambia si avvii verso una conclusione determinata dall’intervento militare dell’Ecowas, l’organizzazione dei paesi dell’Africa Occidentale. Pare che Yaya Jammeh stia trattando la resa e si stia aspettando che le truppe mauritane lo portino, in sicurezza, fuori dove lo attenderebbe un esilio dorato e la garanzia di non essere perseguito dalla Corte Internazionale.

La valenza di questo intervento militare e l’uscita di scena di un dittatore surreale e da operetta – ma comunque pericoloso – travalica l’importanza di un piccolo paese come il Gambia, poverissimo, con meno di due milioni di abitanti, senza risorse e in una posizione geografica sacrificata, incuneato come una scheggia nel territorio del Senegal e circondato su tre lati da questo paese con un confine sul mare dove sfocia il fiume Gambia il cui bacino forma, appunto, il paese di soli 11.300 chilometri quadrati di superficie.… Continua la lettura

Gambia: la resa dei conti

Ormai è certo. Yaya Jammeh non lascerà il potere. Per mettere in chiaro come stanno le cose ha dichiarato lo stato di emergenza per novanta giorni. Lo ha fatto a 48 ore dall’insediamento di Adama Barrow, presidente dichiarato eletto dalla commissione elettorale.

Ma una settimana fa sia il presidente eletto, sia il presidente della commissione elettorale che lo aveva dichiarato vincitore sono fuggiti all’estero.

Come loro sono già migliaia i gambiani fuggiti all’estero perché, con buone ragioni, temono violenze, sopprusi, arresti sommari che in oltre vent’anni di potere – dal 1994 – Yaya Jammeh li ha abituati.

All’esame dell’Ecowas, la Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale, c’è un progetto di intervento militare per rimuovere questo personaggio surreale, ma pericoloso che ha già rifiutato, come proposta di mediazione per la sua uscita di scena, un esilio dorato in Nigeria.… Continua la lettura

Costa d’Avorio: un altro paese virtuoso mostra la corda

Militari a Bouakè

Militari a Bouakè

Ha le radici nel passato la rivolta dei militari in Costa d’Avorio, ma le conseguenze possono essere consistenti nel presente e potrebbero avare riflessi sul futuro di questo paese che, negli ultimi anni, ha collezionato indici economici più che positivi ma ha vissuto con la minaccia che i problemi non risolti venissero al pettine.
Il movimento di rivolta è partito da Bouakè, città nel centro del Paese già “capitale”, durante la guerra civile, della rivolta contro il governo, che portò al conflitto tra il 2002 e il 2010, praticamente spaccando il paese a metà.
Ci sono state proteste anche nei centri di Daloa e di Korhogo, anche quest’ultimo nel nord del paese.La rivolta sarebbe stata partita da ex miliziani ribelli, integrati nelle forze armate dagli accordi di pace.… Continua la lettura