2013: l’Africa che va

Chi segue le vicende africane in queste ore sta con gli occhi puntati su ciò che accade in Centrafrica. La capitale Bangui vive con il fiato sospeso in attesa dell’ingresso o meno dei ribelli della coalizione Seleka che, nelle ultime ore dell’anno scorso, hanno promesso di entrarvi e di rovesciare il presidente Bozizè. Questi ha promesso di resistere. Così tutto lascerebbe prevedere uno scontro frontale. Nulla di buono per la popolazione civile… Ma mentre si attende qualche novità dal Centrafrica i punti caldi con i quali si apre questo nuovo anno sono ancora molti nel continente.

Il 2013 porterà certamente novità per il Mali nel quale si attende l’intervento di una forza multinazionale africana sotto egida Onu per cacciare le forze dell’integralismo islamico dal Nord.

C’è poi il solito Congo. Anzi, le regioni orientali di questo immenso e ricco paese che fanno quasi una realtà a sé. Nel turbolento Kivu le forze del Movimento M23, appoggiato e sostenuto dal Ruanda, controllano buona parte del territorio. Una situazione che non può essere tollerata da Kinshasa. Qualcosa succederà…

Poi c’è la Somalia. Paese che, potremmo dire, è tornato a fare parte del consesso della comunità internazionale dopo la sconfitta militare degli shebab e l’instaurazione a Mogadiscio di un governo non più provvisorio. Tutto positivo? Tutto a posto? No, ovviamente. Le incognite sono infinite e basterebbe poco per far tornare la Somalia in quel buco nero nel quale ha languito per quasi venti anni. Il 2013 sarà l’anno della stabilizzazione?

Poi c’è il Grande Ex Sudan. La guerra tra Nord e Sud è latente. Nel 2013 potrebbe esplodere o le due entità potrebbero trovare una intesa di compromesso su petrolio, acqua, territorio. In realtà per il Sudan le incognite non riguardano solo le relazioni tra Nord e Sud. Ma anche (e direi soprattutto) gli equilibri interni al Sud e in particolare al Nord. Il presidente del Nord, Omar Al Bachir infatti è sempre meno saldo al potere. A minacciarlo c’è la crisi economica, il fatto di non poter usufruire più in modo totale dei proventi del petrolio, il fatto di subire gli influssi delle rivoluzioni arabe del Magrheb e dell’Egitto con i quali il Sudan ha molto da spartire. Inoltre l’opposizione appare sempre più coalizzata. E lui, Omar Al Bachir, sempre più precario, anche personalmente. Recentemente ha fatto un misterioso viaggio in Arabia Saudita per motivi di salute. E poi, sul suo capo, pende sempre l’accusa della Corte Internazionale per i crimini in Darfur. Insomma il 2013 potrebbe realmente portare grandi novità.

Centrafrica, Mali, Somalia, Congo, Sudan, sono solo alcune delle situazioni aperte. Ma si potrebbe continuare: Nigeria, Sudafrica, Costa D’Avorio, Kenya… Insomma l’Africa si muove…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *