Il tramonto di un sogno

Hanno sparato ad altezza d’uomo, per fare una strage. E l’hanno fatta: 18 morti. Non accadeva dai tempi dell’apartheid. E’ successo nel Sudafrica di oggi, il paese nel quale Nelson Mandela, il padre della nazione arcobaleno, un mese fa, ha compiuto 94 anni. Due giorni prima c’erano stati altri nove morti, tra loro due agenti di polizia. Lo scenario è la miniera di platino di Marikana, 90 chilometri da Johannesburg gestita dalla più grande multinazionale del settore, la Lonmin. I minatori che ci lavorano sono tutti neri. Chiedono aumenti salariali, maggiori diritti, più sicurezza, turni meno massacranti. Le richieste di tutti i lavoratori del mondo. L’azienda, parla di caduta del prezzo del platino sui mercati mondiali. Parla di crisi e minaccia tremila licenziamenti. Posizioni inconciliabili.

Ciò che è accaduto a Marikana, in realtà, è il risultato di venti anni di incapacità dei governi di chiudere, almeno parzialmente, quella forbice che separa i milioni di neri-poveri dalla minoranza di ricchi (in maggioranza bianchi). In sostanza è il risultato della incapacità di dimostrare alla popolazione che è possibile uscire dall’apartheid, non solo politicamente ma anche economicamente. Sono passati venti anni dalla nascita della nazione arcobaleno ed è lecito, per la popolazione, pretendere qualche risultato visibile, oltre alle questioni di facciata. Certo, chi arrivava venti anni fa in un aeroporto sudafricano vedeva solo personale bianco (a parte i lavoratori di fatica). Oggi agli sportelli, alle biglietterie, alla sicurezza ci sono molti neri. Ma non è sufficiente.

Anche nella miniera di Marikana erano tutti neri e, per quello che si sa, pagati con uno stipendio da fame, con turni massacranti e sistemi di sicurezza che lasciano a desiderare. E quasi certamente, gran parte di quei lavoratori, a fine turno tornano nella loro baraccopoli o in quartieri appena diversi dalle township dell’apartheid.

Insomma gli eredi di Mandela hanno fallito. Il paese è lacerato da disuguaglianze insopportabili in regimi democratici: un tasso altissimo di sieropositivi, delinquenza diffusa, analfabetismo a livelli inaccettabili.

Gli eredi di Mandela non hanno fallito solo sul piano interno ma anche su quello internazionale. Il Sudafrica poteva diventare la potenza continentale, la bandiera di un Africa che chiede giustizia, che chiede investimenti corretti, che portino vantaggi sia a chi li fa che a chi offre la possibilità di farli. Invece il Sudafrica è una potenza che chiede alle proprie multinazionali di investire come hanno fatto quelle delle vecchie potenze coloniali e come fanno oggi quelle delle potenze emergenti (Cina, Russia, India, etc.). Le imprese sudafricane in Africa non sono diverse per aggressività, cinismo, capacità di penetrazione. Ai tempi di Mandela presidente i sogni erano diversi e chi gli è succeduto ha cancellato quei sogni.

Insomma l’irascibile, caratteriale, ipertiroideo Tabo Mbeki prima, e l’impresentabile Jacob Zuma poi, hanno la loro responsabilità sul massacro di Marikana

3 comments for “Il tramonto di un sogno

  1. umberto
    17 agosto 2012 at 08:11

    Questo è il risultato di politiche che vengono da lontano.Non era questo che ci aspettavamo dagli eredi di Mandela e sicuramente le presidenze seguenti anzichè ricercare la via africana allo sviluppo sociale ed economico si sono impantanati con ricette e visioni tipiche neoliberali. Ora è vero tutto questo ma sarebbe anche utile capire la gestione della vertenza sindacale e se la concorrenza sindacale nella gestione della stessa abbia responsabilità precise. La polizia poi appare incapace di governare l’ordine pubblico, gli stessi filmati lo dimostrano. Sarebbe utile poi capire le ragioni della violenza in Sud Africa che, non dimentichiamo, ha il record di omicidi.

  2. Marco
    17 agosto 2012 at 14:34

    Lasciamo stare le “politiche neoliberali”, sempre buone da tirar fuori quando si deve dare la colpa a qualcosa (“Sapete chi é l’autore di questo? Palla di Neve!”). Per quello che ho visto io il problema di quel meraviglioso e disgraziatissimo Paese é la corruzione e l’egoismo di una classe dirigente che, come sempre, é la degna rappresentzione di una società esausta, sfinita da conflitti che affondano le radici nell’epopea dei Boeri (certo non nelle teorie della Scuola di Chicago). Detta francamente: dietro Mandela c’era il vuoto. Umanamente c’era il vuoto: non nelle politiche – infatti non vedo nessun metodo nell’applicazione delle stesse se non il tornaconto personale – bensì nelle persone.

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