A Roma il Conclave, in Africa l’Islam, in Nigeria l’uccisione di Silvano Trevisan

imagesL’uccisione barbara in Nigeria di Silvano Trevisan, lavoratore italiano migrante in Africa, e dei suoi sei compagni di prigionia è una sorta di allarme, l’ennesimo. E, dato che è l’ultimo, è anche il più allarmante, almeno fino al prossimo che, purtroppo, possiamo già prevedere, ci sarà. E’ un allarme perchè la galassia di gruppi che ormai operano in Africa è veramente diffusa in modo capillare. Sconfiggerli in Mali non significa affatto vincerli. Queste formazioni, o meglio la loro diffusione sul territorio, è elastica e ha logiche insondabili alle intelligence occidentali. E’ sfuggente e, per diffondersi, si avvale della crisi economica, della crisi di valori dell’Occidente, dell’imputridimento di molti regimi africani che non hanno mai cambiato le loro classi dirigenti. La Cina (e il resto dei BRICS), sempre più presente nel continente non vi si oppone. Pechino commercia e fa affari anche con sistemi sociali integralisti, oscurantisti e anti democratici.

Risultato: in Africa Occidentale l’integralismo islamico si espande senza trovare nessuna opposizione. Siamo ad un passo dalla saldatura militare di tutti i gruppi jihadisti che operano nella regione: quelli provenienti dal nord come Al Qaeda per il Maghreb Islamico e il Movimento per l’Unicità e il Jihad, e quelli che operano nell’Africa saheliana come Boko Haram e Ansaru. Se a tutto questo si aggiungono le formazioni dei miliziani di Al Shebab nel Corno d’Africa e il fatto che la galassia islamica certamente sta fabbricando (e finanziando) altri gruppi che presto affioreranno in altre regioni del continente, il quadro è completo. E niente affatto rassicurante.

L’integralismo islamico armato è un fenomeno preoccupante in Africa. Non solo perchè le formazioni che vi fanno riferimento sequestrano e uccidono, ma perchè questa galassia di gruppi – spesso in contrasto tra loro – hanno una visione ideologica, geopolitica e sociale propria, sulla quale vogliono ricostruire anche la geografia e gli equilibri politici ed economici.

A fronte di questa constatazione, e tenendo conto del poderoso tentativo di penetrazione dell’integralismo islamico in Africa messo in campo in questi anni, c’è da chiedersi quale sarà l’immagine dell’Africa del futuro.

C’è da chiedersi se non c’è il rischio serio di vedere scomparire l’immagine di un continente che, nel bene e nel male, ha rappresentato negli ultimi secoli una sorta di alternativa alla visione occidentale del mondo fondata sulle implacabili leggi del mercato e sul liberismo sfrenato. Una alternativa per molti versi pacifista, non invasiva, forse anche un po’ romantica che per sopravvivere non aveva bisogno di essere esportata, anzi. Una alternativa che però ha saputo resistere e ha offerto al mondo anche arte, musica, cultura e una visione solidale e collettiva della società.

P.S. Per chi sta già contestando queste parole aggiungo subito che non sono un fautore del mito del “buon selvaggio”. Sono perfettamente consapevole che l’Africa ha anche offerto al mondo guerre e violenze e spesso società maschiliste e autoritarie. L’Africa, come chiunque, ha i suoi difetti, tanti. Ma questo non impedisce di individuare nelle sue società semi alternativi e positivi di esperienze diverse. Come dicevo, l’integralismo islamico, la Cina, l’Occidente tentano da secoli di cancellare qualunque traccia di cultura autoctona. Se ci riusciranno perderemo un patrimonio, come in ogni omologazione…

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