Addis Abeba: una città onnivora

Il corso del fiume Omo

Il corso del fiume Omo

Dall’Etiopia non arrivano più notizie di repressione dopo che nei mesi scorsi si era parlato di centinaia di morti causati dalla polizia e dall’esercito per un progetto, poi rientrato, di allargamento dell’area urbana di Addis Abeba. Progetto che avrebbe finito per espropriare una vasta porzione di terre ai contadini che, in quella regione, sono di etnia Oromo e che, nonostante siano largamente maggioritari, non hanno mai partecipato al potere che oggi è saldamente in mano ai Tigrini che lo detengono da quando, nel 1991, fu rovesciato il dittatore Menghistu.

C’è anche un altra etnia esclusa dal potere in Etiopia, quella degli Ahmara che, storicamente ha quasi sempre fornito al paese il Re dei Re (Haile Selassie, Menelik per citare i più conosciuti). Oggi gli orgogliosi Ahmara e soprattutto i maggioritari Oromo, non sono disposti più ad accettare i tigrini titolari di un potere totale che non hanno mai diviso con il resto della popolazione. Come pure non hanno mai diviso la ricchezza che oggi è concentrata ad Addis Abeba che è diventata una capitale che potrebbe tranquillamente essere scambiata per una città europea: grattacieli, centri commerciali, strade, circonvallazioni, sopraelevate, negozi di lusso. Ma appena fuori dalla città l’Etiopia torna ad essere drammaticamente il paese della non autosufficienza alimentare che ha bisogno di copiosi aiuti internazionali per contrastare carestia e siccità che uno svilippo più armonioso e un commercio interno più efficace potrebbero fronteggiare.

Così oggi il mix politico del potere etnico e le tremende disuguaglianze sono una miccia che brucia inesorabilmente e prima o poi farà esplodere il paese. Esplosione che renderà inutili le grandi opere di questi anni che avrebbero dovuto portare prosperità e sviluppo per tutti, almeno secondo i proclami.

Un esempio: uno dei territori più investiti da questo sogno dello sviluppo è la Valle del fiume Omo che nasce sull’Altopiano 600 chilometri a sudovest da Addis Abeba e scorre per quasi 800 chilometri fino al lago Turkana, un lago desertico in piena valle del Rift. Nel suo percorso copre un dislivello di duemila metri, con cascate spettacolari in un territorio semiarido. L’acqua del fiume è la principale risorsa per i circa 700mila abitanti della valle, appartenenti a diverse comunità indigene che vivono di una economia rurale tradizionale. L’agricoltura qui dipende dall’esondazione annuale, che lascia sul terreno un limo fertile; l’allevamento di capre, pecore e bovini è l’altra fonte di sopravvivenza. Decisamente qui i grattacieli di Addis Abeba sono lontani. E inutili per la popolazione che invece ha dovuto subire la costruzione di una poderosa diga che ha stravolto il territorio e l’economia locale.

Per non saltare per aria l’Etiopia avrebbe bisogno di distribuire il potere e la ricchezza e coinvolgere le popolazioni interessate all’uso del territorio per uno sviluppo che dovrebbe portare dei vantaggi anche a loro. Invece l’onnivora capitale Addis Abeba, e la sua classe politica continua a risucchiare tutto.

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