Africa e Bangladesh: le strategie globali del terrorismo

Africa e Bangladesh: le strategie globali del terrorismo

Bangladesh

L’attacco al ristorante di Dacca, in Bangladesh, è una dimostrazione che le formazioni del jihadismo internazionale stanno sviluppando una strategia alternativa a quella del controllo territoriale, cara soprattutto all’Isis e ai gruppi affiliati come, per esempio, Boko Haram in Africa.

Potremmo definirla la “strategia dell’elastico”: se ci sono territori da amministrare, o da sfruttare, bene, ci si dedica a quelli cercando di trarne il maggiore profitto. Se non ci sono ci si dedica al terrorismo puro e si colpisce nel mucchio: in Bangladesh, in Costa d’Avorio, in Burkina, in Turchia, in Belgio, in Francia.

Questa strategia rischia di unificare, almeno negli obiettivi, i due principali cartelli del jihadismo internazionale, cioè Al Qaeda e Daesh. La strategia del primo gruppo è sempre stata quella di portare l’attacco al cuore del nemico per esempio gli attentati dell’11 settembre del 2001. Quella della seconda formazione invece è di avere territori per dichiarare lo Stato Islamico e da lì muovere guerra agli “infedeli” frantumando i loro odiati confini.

Senza territori le due strategie rischiano di sovrapporsi e il Bangladesh ne è una dimostrazione. Se le cose stanno così dobbiamo aspettarci un incremento degli attentati in occidente e anche in Africa. Anzi l’Africa rischia di diventare un territorio privilegiato per attacchi e attentati terroristici. Alcuni paesi africani sono estremamente simili al Bangladesh: corruzione, povertà, poche prospettive per i giovani, stati deboli, classi politiche inamovibili e attaccate al potere. Paesi facili da colpire e nei quali infiltrarsi

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