Africa, Islam, proteste in Turchia. Tutto si tiene

imagesCiò che accade in Turchia riguarda l’Africa più di quanto si possa pensare, in particolare riguarda la costa orientale del continente e il Corno D’Africa.

La Turchia, sulla carta non fa parte dei BRICS, cioè le potenze emergenti che tanta parte hanno nella crescita economica dirompente di molti paesi africani. Ma la Turchia è una delle potenze più presenti in Africa e gioca in proprio, cioè non fa riferimento a strategie incarnate da gruppi di paesi, o da cartelli economici.

La Turchia può permetterselo: a sua volta vanta una crescita economica formidabile, a due cifre, ben superiore al dieci per cento. E poi è in Europa, cioè in un continente che ha una storia in Africa, ma che è in avanzato declino. E poi ancora la Turchia ha un passato da grande potenza, aveva un impero a cavallo tra Oriente e Occidente.

La Turchia in questi anni ha pesantemente investito in Africa, non solo economicamente ma anche politicamente. Per fare un esempio si può dire che nei primi anni novanta la Somalia, invasa da investimenti e traffici europei, precipitava nel buco nero di una guerra civile di tutti contro tutti, e si è svegliata venti anni dopo sotto l’ombrello di una potenza, la Turchia di Erdogan, appunto, che promette di ricostruire il paese e di farne uno dei territori dell’influenza di Ankara in un continente dove Cina, India e Russia si contendono cibo, energia, acqua.

E poi la Turchia di Erdogan è un paese islamico. Moderato ma pur sempre islamico e per l’Africa ciò ha un significato. Se i progetti e e le strategie di Erdogan dovessero avere successo l’Africa subirebbe un passaggio importante. Da continente conteso storicamente dalla penetrazione cristiana e musulmana avrebbe un deciso sbilanciamento verso questa seconda.

La domanda è se una tale eventualità si rivelerà un ostacolo o una facilitazione per progetti ben più aggressivi, militarmente, come quelli del jihadismo che, negli ultimi dieci anni, ha trasformato intere macro regioni africane come il remoto e immenso deserto tra Mali, Niger, Alegeria e Mauritania in Africa Occidentale, o il Nord della Nigeria, o il Corno d’Africa.

Ora in Turchia l’esplosione di questa rivolta laica rischia di essere un intoppo interno per Erdogan che, oltre alla piazza, dovrà fare i conti con l’opposizione dei militari, eterni nemici di Erdogan e dei suoi progetti. Le influenze in Africa non saranno di poco conto. Su piazza Takhsim si gioca anche una parte di futuro dell’Africa.

1 comment for “Africa, Islam, proteste in Turchia. Tutto si tiene

  1. MC
    13 giugno 2013 at 21:02

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *