Africa: le priorità di Renzi

Africa: le priorità di Renzi

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è in Africa. Si tratta della sua seconda visita nel continente in meno di un anno. Un record per un premier italiano che sta mostrando di ritenere l’Africa un territorio importante per l’economia italiana e i suoi viaggi utili ad aprire nuovi mercati e individuare partner commerciali, sia istituzionali che privati. E’ questo è l’obiettivo principale di queste missioni africane anche se poi, l’informazione ufficiale parla di anche altre finalità come fermare o limitare l’immigrazione e combattere il terrorismo.

Non c’è niente di male, anzi direi che è “cosa buona e giusta” ritenere l’Africa e i paesi che la compongono un potenziale partner commerciale ed economico e aprire spazi per imprese e aziende italiane.

Nel precedente viaggio Renzi era stato in Angola, Mozambico e Congo Brazzaville, in questo ha visitato Etiopia e Kenya. Alla politica estera italiana, a questo proposito, c’è da fare però un appunto. La visita in Kenya poteva essere evitata dato che il suo presidente Uhru Kenyatta, e il suo vice William Ruto, sono stati entrambi messi sotto accusa dalla Corte Internazionale per crimini contro l’umanità in occasione dei massacri delle elezioni del 2007-2008. Furono i primi capi di stato messi sotto accusa mentre erano in carica ed erano oggetto di accuse circostanziate e inappellabili. Da quella carica di potere entrambi sono però riusciti a “comprare” alcuni testimoni chiave e farli sparire e ottenere così il ritiro delle accuse.

Ci sono mille ragioni validi, dal punto di vista della politica estera italiana per non mettere ai margini il Kenya: è un paese cruciale per il diffondersi del terrorismo nel continente, è una delle potenze regionali in Africa Orientale, è un paese che ha approfonditi rapporti con rivali economici come le economie orientali. Tutto vero e comprensibile.

Ma uno dei problemi per lo sviluppo africano sono molto spesso i presidenti e le loro inamovibili classi politiche al potere che schiacciano le società civili e, in ultima analisi, mettono la crescita economica al loro servizio piuttosto che del paese. L’Europa dovrebbe criticare tutto questo e non caldeggiarlo riconoscendo regimi, ricevendo e incontrando presidenti senza nemmeno muovere loro, pubblicamente, una critica.

Non mancano i temi e i personaggi per mettere a punto una politica estera di questo tipo: per esempio si dovrebbe criticare, boicottare, sanzionare presidenti come il burundese Nkurunziza che sta portando il suo paese alla guerra civile, il sudanese Omar Al Bashir, il congolese Sassu Nguesso, il regime angolano che dall’indipendenza ad oggi non ha mai cambiato la sua classe dirigente. Non dico di chiudere le relazioni con questi e altri regimi (L’economia e il commercio, purtroppo, sono assolute priorità, spesso) ma almeno criticarli e fare una politica europea che spinga l’intera Europa e l’Occidente a criticarli e non solo riconoscerli e incensarli. Si farebbe un favore all’Africa, alla sua società civile e, in definitiva, anche alle proprie economie.

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