L'hashtag è significativo #TheAfricaTheMediaNeverShowsYou, cioè L’Africa che i media non mostrano.

Afriche

ulareUn gruppo di professionisti africani, esasperati dai soliti luoghi comuni sull’Africa, ha deciso di lanciare su twitter una campagna attraverso la quale chiunque può postare o commentare di moda, architettura, arte o qualunque altro tema che dimostri che il continente africano non è solo guerra, carestie e povertà. L’hashtag è significativo #TheAfricaTheMediaNeverShowsYou, cioè L’Africa che i media non mostrano. L’iniziativa è senz’altro positiva ed è vero: è più facile che sui media finiscano le notizie di guerre, conflitti infiniti, epidemie, carestie e povertà.

Ma da qualche tempo anche l’Africa positiva si è ritagliata qualche spazio. E non c’è dubbio l’Africa positiva c’è, avanza, si fa strada ed è molto più dinamica dell’Europa e dell’Occidente che sono vecchi, moderati, timorosi, richiusi su se stessi.

L’Africa cresce economicamente. Alcuni paesi registrano tassi a due cifre determinati soprattutto dagli investimenti stranieri di economie emergenti agguerrite e aggressive. Di certo qualcosa di positivo rimarrà per le popolazioni che hanno un gran bisogno di partecipare, fare impresa, inventare e creare.

A mio parere bisogna stare attenti a non creare altri luoghi comuni che sono funzionali a imprese e investitori. L’Africa della crescita rischia di diventarlo, come pure l’Africa delle classi medie e delle città moderne di grattacieli e centri commerciali.

Purtroppo per fare partire una crescita vera, per fare nascere una vera classe media, per costruire città ci vuole ben altro. E all’Africa (fatta salva la sua varietà e le sue differenze) serve ben altro.

Serve una vera distribuzione della ricchezza, che purtroppo non c’è ancora. Serve che nasca un tessuto di imprese capaci di esportare prodotti manufatti e non solo minerali o prodotti agricoli. Serve che i dittatori africani (al potere da decenni) si facciano da parte e smettano di risucchiare immense ricchezze per loro e per i loro entourage.

Purtroppo l’Africa negativa ha ancora grandi motivi di interesse per i media: nel continente i dittatori sono ancora la regola, gran parte dei 60 milioni di profughi censiti dall’Onu provengono dal continente, poco meno di 300 milioni di persone devono fare i conti con la guerra, sono otto i conflitti ancora attivi nel continente… e si potrebbe continuare con malattie, povertà, disoccupazione…

Insomma, l’Africa è un continente complesso che aderisce ai luoghi comuni a secondo di chi osserva. Ciò che è reale è una società civile, di giovani che hanno voglia di partecipare e che vogliono avere una chance e, spesso, nonostante le condizioni in cui sono costretti a vivere se la procurano.

C’è solo da immaginare cosa sarebbero capaci di fare se potessero gareggiare partendo dagli stessi blocchi di partenza dai quali scattano i loro colleghi europei e occidentali.

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