Ancora Repubblica Centrafricana

indexDopo la testimonianza di ieri, oggi ancora notizie di violenze in Centrafrica. E’ di almeno 15 morti il bilancio dell’attacco della chiesa di Nostra Signora di Fatima, a Bangui, e degli scontri che sono seguiti ieri nella capitale. Un sacerdote di 76 anni, padre Paul-Emile Nzale, è rimasto ucciso insieme ad altri fedeli nell’incursione di uomini armati nella parrocchia. Secondo altre fonti, anche un secondo sacerdote sarebbe rimasto ucciso.

L’attacco è stato la causa scatenante per altri scontri tra miliziani musulmani e cristiani nei dintorni della parrocchia e in diversi quartieri di Bangui. Secondo la Missione africana Misca, il bilancio degli ultimi due giorni di violenza a Bangui potrebbe essere di una ventina di vittime.

Il conflitto in Centrafrica ha assunto una insospettabile, solo fino a pochi mesi fa, valenza interconfessionale che sta mettendo a dura prova la convivenza tra cristiani e musulmani.
La Misca e la forza francese Sangaris sono dispiegate in Centrafrica per tentare di garantire la sicurezza, un compito che finora non è stato possibile portare a buon fine.
Di fronte alla constatazione dell’inutilità, o quasi, della missione internazionale si constata invece un aumento dei contrasti religiosi. Nei giorni scorsi la coalizione Seleka, composta da miliziani islamici, molti dei quali stranieri, ciadiani e sudanesi, si è riunita in una sorta di congresso per organizzarsi e fronteggiare i miliziani anti-Balaka, cioè milizie di autodifesa dei villaggi di matrice cristiana, come del resto la stragrande maggioranza della popolazione in Centrafrica.

La domanda da porsi è che finanzia Seleka? Da dove arrivano soldi e armi? Bisogna interrompere quei flussi, colpire gli interessi politici che ci stanno dietro e poi, forse, si può pensare ad ottenere vittorie sul campo. Il modo di muoversi degli organismi internazionali invece sembra diverso. E infatti il caos aumenta e la pacificazione del paese si allontana. Quali interessi ci sono sotto?

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