Ancora Sudan

E’ ormai un mese che, con cadenza quasi quotidiana, le piazze e le strade di Khartoum, la capitale del Sudan, si riempiono di manifestanti. Le proteste sono state innescate dalle misure di austerità decise dal governo e sono rapidamente diventate una esplicita contestazione al regime del presidente Omar Al Bachir, ricercato dalla Corte Internazionale dell’Aja per crimini di guerra compiuti in Darfur. Il regime finora ha risposto con la repressione. Sono centinaia gli arrestati, soprattutto giovani, ma anche dirigenti dei partiti di opposizione che hanno dichiarato di avere trovato un accordo per la transizione democratica. E’ la prima volta che il regime di Khartoum vacilla da quando, con un colpo di stato, Omar Al Bachir prese il potere nel 1989. La “primavera di Khartoum” non riceve dalla stampa internazionale e dall’opinione pubblica mondiale lo stesso interesse che è invece stato riservato ai paesi del Maghreb. Eppure un cambio di regime a Khartoum sarebbe un terremoto in tutto il Corno D’Africa e non solo. Ad innescare questa potenziale bomba ad orologeria hanno contribuito diversi fattori: la secessione del Sud Sudan che ha costretto il regime a fare a meno dei ricchissimi proventi delle vendite petrolifere, la crisi economica e l’influenza sui giovani sudanesi delle cosiddette primavere arabe nel Maghreb. A preoccupare il regime c’è anche il fatto che nelle regioni situate sulla neo-frontiera con il sud le popolazioni di stati come il Blue Nile, il Sud Kordofan, il Darfur – probabilmente anche aiutate e caldeggiate dal Sud – hanno cominciato a manifestare la loro insofferenza. Ci sono state infatti manifestazioni e proteste a El Obeid, a Port Sudan, a Kassala. A sostenere le proteste dei giovani sudanesi e dei partiti di opposizione è sceso in campo anche Anonymus, l’organizzazione internazionale di Haker che sta facendo filtrare notizie da un sistema di solito ermeticamente sigillato. A rendere ancora più precaria la situazione c’è la notizia più recente, e forse più preoccupante: i colloqui tra Il nord e il sud voluti dalle Nazioni Unite sembra stiano per fallire. Khartoum, con i suoi elicotteri Antonov, ha bombardato una località di frontiera. La delegazione del sud ha fatto sapere che in queste condizioni è inutile continuare a negoziare.Paradossalmente la guerra oggi nuocerebbe più al Nord che al Sud. E’ anche per questo motivo che le probabilità di terremoto in una delle macro-regioni africane più sensibili, quella che interessa, appunto, il Corno d’Africa e quell’autentico forziere di materie prime che è la cosiddetta regione dei Grandi Laghi, sono più che concrete.

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