Angola al voto. Un miracolo di paese… forse.

L’Angola ha tutte le caratteristiche per essere il paese simbolo dell’Africa del terzo millennio: è uscita nel 2002 da una lunghissima guerra civile, è un paese ricchissimo, di petrolio e diamanti soprattutto. La sua economia è stata colonizzata, negli ultimi dieci anni, dai cinesi che stanno rifacendo Luanda, la capitale, e costruiscono strade, ponti, edifici, infrastrutture in cambio di materie prime. Risultato l’Angola è un paese più che promettente dal punto di vista economico, con una crescita di ben oltre il cinque per cento. Tanto dinamico che i possessori di capitali angolani e lo stato fanno copiosi investimenti nella ex madre patria, il Portogallo falciato senza pietà dalla crisi mondiale. Fin qui tutto bene. Ma l’Angola ha anche altre caratteristiche che la fanno essere il paese simbolo dell’Africa contraddittoria dei nostri tempi.

Dall’indipendenza, ottenuta nel 1975, ad oggi, la classe politica al potere è sempre la stessa. Durante la guerra, ovviamente, non si è votato. Nel 2008 il Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola, MPLA, ha vinto le elezioni con quasi l’82 per cento dei voti.

L’MPLA è il grande favorito anche di queste elezioni. Secondo la costituzione il capolista della formazione che vince diventa automaticamente presidente. Il capolista dell’MPLA è l’eterno Josè Eduardo Dos Santos che così entrerà nel suo 33esimo anno di potere (per la verità ha detto che appena dopo la vittoria lascerà il suo posto al fedelissimo e numero due del partito, Manuel Vicente, ex dirigente della compagnia petrolifera di bandiera, la Sonangol. Vedremo!)

La classe politica al potere non ha mai distribuito la ricchezza. L’Angola è un paese dalle contraddizioni estreme. Il paese è ricco e gli angolani sono solo quattordici milioni su un territorio grande quattro volte l’Italia. Distribuire la ricchezza sarebbe un gioco ma non è mai stato fatto. La guerra risucchiava enormi ricchezze (che non hanno però impedito alla classe dirigente di arricchirsi in modo scandaloso) ma ora, da un decennio, c’è la pace. Qualche beneficio gli angolani avrebbero dovuto vederlo. Invece le baraccopoli intorno a Luanda (per non parlare del resto del paese) continuano ad essere senza elettricità, senza acqua potabile, senza fogne. Sanità e istruzione si pagano ancora molto care. Non a caso lo slogan elettorale del partito che vincerà, l’MPLA, è: Crescere di più e distribuire meglio”. Ancora una volta, vedremo!

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