Bentornata Somalia?

E’ tutto pronto per l’attacco a Chisimaio, il più importante porto della Somalia del Sud, circa 500 chilometri da Mogadiscio e roccaforte dei miliziani somali di Al Shebab. Alle porte della città sono già schierati i combattenti di una formazione filo-governativa e le truppe del Kenya che da mesi sono entrate nel conflitto somalo per proteggere i propri confini.

Di fatto la guerra civile in Somalia è diventata, ormai da tempo, un conflitto regionale: oltre alle truppe del governo di transizione, da una parte, e alle milizie degli shebab, dall’altra, vi intervengono, contro questi ultimi, una missione Onu di oltre undicimila caschi blu africani, le truppe del Kenya e quelle etiopiche. Gli shebab stanno per soccombere. Dopo aver perso Mogadiscio e la cruciale regione centrale del paese con le strategiche cittadine di Afgoye e Baidoa stanno per perdere la roccaforte del Sud: Chisimaio, appunto. Si, perchè la battaglia per Chisimaio non ha storia. Anzi, l’esito di questa fase del conflitto nel Corno d’Africa non ha storia: gli shebab sono sconfitti e potranno solo lasciare come tragica eredità un corollario di terrorismo, più o meno sanguinoso, che segnerà il prossimo futuro del paese. Quando la comunità internazionale è d’accordo le missioni riescono. Per la Somalia, dopo venti anni di guerra di tutti contro tutti, finalmente c’è una intesa che vede più o meno concordi le potenze occidentali e quelle arabe.

Così, di pari passo con le vittorie militari, si compiono grandi progressi anche sul piano politico: sta per essere approvata una nuova costituzione, verrà varato un nuovo governo e, con il patrocinio dell’Onu, stanno per essere firmati importanti protocolli internazionali per il rispetto dei diritti umani, in primo luogo la convenzione per i diritti del fanciullo e gli atti collegati: un protocollo contro il reclutamento di bambini nell’esercito e uno contro le mutilazioni. I prossimi passi saranno quelli di tentare una riunificazione con il Puntland (per disinnescare anche la spinosa questione della pirateria) e con il Somaliland. Insomma la Somalia sta per rientrare nel consesso della comunità internazionale. Certo, il processo sarà lungo ma il consenso internazionale sarà un buon acceleratore per le forze interne.

Tutto a posto, allora? Solo questione di tempo? Naturalmente le incognite sono tante e i possibili colpi di scena niente affatto esclusi. Sulla scena mondiale – e in particolare su quella africana – si appuntano interessi di protagonisti relativamente nuovi come Cina, Russia, India che potrebbero rendere più complicato quel consenso internazionale che è alla base del processo di reintegrazione della Somalia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *