Benzina più cara, africani più poveri

La notizia del giorno oggi è che il prezzo della benzina ha superato la soglia psicologica dei due euro. In un sistema economico semplice, cioè comprensibile dalla gente comune, significa che i produttori di greggio hanno ritenuto di poter alzare il prezzo all’origine (che si ripercuote poi su tutta la filiera) senza rischiare di subire una flessione delle vendite dato che la domanda sui mercati internazionale era sostenuta. Se le cose stanno così i paesi produttori in questo momento stanno realizzando maggiori profitti.

Chi sono i paesi produttori lo sappiamo tutti. Molti sono africani. Uno dei principali è la Nigeria. La domanda è: il costo astronomico della benzina ha migliorato la vita della popolazione nigeriana che è, in ultima analisi, la proprietaria di una risorsa così richiesta?

Prima di rispondere bisogna contestualizzare. Il greggio in Nigeria si trova nella regione del Delta del Fiume Niger, un territorio grande come i due terzi dell’Italia che, prima della scoperta del petrolio, era una sorta di paradiso naturale, un eco-sistema unico al mondo. Si tratta di una immensa palude formata dalla foce del fiume che si getta nel Golfo di Guinea. I circa venti milioni di abitanti – divisi in una ventina di etnie – non avevano quasi bisogno di lavorare prima della scoperta del petrolio, negli anni sessnta. L’agricoltura era ricchissima e le risorse ittiche altrettanto, c’era tutto: carboidrati, proteine nobili, vitamine, a portata di mano.

La scoperta degli immensi giacimenti di greggio ha cambiato tutto. Oggi i venti milioni di abitanti del Delta sono tra le popolazioni più povere di tutta l’Africa Occidentale. L’agricoltura è compromessa per sempre: manioca e igname, prodotti che costituiscono l’alimentazione di base, sono immangiabili perchè inquinati dal greggio, ugualmente i prodotti ittici. Inoltre il petrolio che, esportato nei paesi consumatori, produce energia, forza motrice, luce negli ospedali, nelle abitazioni, nelle scuole qui non fa nulla di tutto questo: tutti i villaggi del Delta non hanno luce elettrica, non hanno acqua potabile, non hanno fogne. Nel Delta non ci sono ospedali, la sanità si paga a caro prezzo e anche le scuole sono a pagamento e, ovviamente, poco frequentate. Insomma, i venti milioni di nigeriani che praticamente galleggiano su un mare di petrolio non ne traggono nessun beneficio.

Si poteva fare diversamente? Certo. Per esempio si potevano interrare tutti gli oleodotti che trasformano il Delta in un groviglio di tubature che perdono, si lesionano, arrugginiscono o vengono sabotate. Costava di più ma si sarebbe evitato una buona parte di inquinamento che oggi ha reso il Delta un regione perduta dal punto di vista ecologico.

Si sarebbe potuto trovare un sistema per convogliare il gas Flaring, prodotto di scarto della lavorazione-raffinazione del greggio, che oggi brucia in ciminiere disseminate dappertutto che rilasciano polveri e ceneri sui villaggi. Sarebbe costato di più, naturalmente, ma si sarebbe evitato quell’aspetto da “The Day After” ad una regione che un tempo era da cartolina.

Si potrebbe predisporre un efficiente sistema di manutenzione e controllo di tutti gli oleodotti per evitare che, col tempo rilascino, scarti sul terreno e per evitare, al tempo stesso, che la popolazione in miseria li perfori per trafugare greggio da vendere al mercato nero. Questi sabotaggi spesso finiscono in tragedie: basta una scintilla e si produce una palla di fuoco che uccide centinaia di persone e carbonizza interi villaggi. Anche in questo caso manutenzioni e controlli hanno il loro prezzo e si ripercuotono sui costi di produzione che, in ultima analisi, vengono caricati sul consumatore finale, cioè su di noi.

Volete dire che questa ulteriore impennata del prezzo della benzina significa che, per esempio nel Delta, le multinazionali mondiali del petrolio hanno deciso di affrontare questi ulteriori costi di produzione a beneficio delle popolazioni locali?

Se fosse così sono certo che voi/noi saremmo anche felici di pagare la benzina oltre la soglia psicologica dei due euro per litro. Ma non è così, lo sappiamo tutti. Il prezzo sale perché c’è la crisi, perché la logistica, i trasporti, il lavoro impiegato costa di più. E poi sale per tutti quei meccanismi economico-finanziari che ci hanno portati al punto in cui siamo: ad una globalizzazione malata che fa stare peggio tutti: noi consumatori occidentali, forzati della crescita e schiavi dello spread. E i produttori locali: per esempio i nigeriani i cui diritti fondamentali – scuole, sanità, acqua potabile, fogne – sono da sempre considerati un costo. Non funziona! Ecco perchè non per buonismo ma per opportunismo, ci conviene parlare d’Africa.

 

2 comments for “Benzina più cara, africani più poveri

  1. 24 agosto 2012 at 14:10

    Grazie per questa analisi così semplice, così lucida, così lampante.

  2. pino monti
    24 agosto 2012 at 16:59

    Grazie per questa bella analisi , ogni tanto la si legge ma a quanto pare nessuno interessa !!!!! possono cambiare queste situazioni ?

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