Bom Dia Moçambique. Alla fine di un viaggio

Eccomi tornato dal Mozambico. Un viaggio lungo, dai molteplici aspetti interessanti. Un viaggio anche faticoso che mi ha impedito di rendere conto con puntualità delle varie tappe e delle problematiche che, di volta in volta, mi capitava di incontrare. Sempre in movimento da una località all’altra su strade spesso difficili: dalla grande Maputo a Quelimane, capitale della Zambesia, da qui a Gilè, piccola cittadina rurale investita dalla corsa all’oro che sta sotto un monte che le dà il nome, e infine in una località che la gente ha significativamente chiamato “Colombia”, cioè una miniera d’oro intorno alla quale si è formata una intera città. Una città di decine di migliaia di persone, intere famiglie, con bambini strappati alle scuole e costretti a lavorare nella miniera o nel fiume a lavare la terra, con mercati provvisti di tutto: merci di lusso come maionese o marmellata ma soprattutto pale, picconi, zappe, setacci. Insomma un brulicare di persone, un intersecarsi di interessi che hanno dato un brutto colpo all’intera regione che viveva (bene e con agio) di agricoltura di sussistenza e che oggi, soprattutto i giovani, tendono ad abbandonare. Si potrebbe dire che questa regione è stata investita da un vero e proprio terremoto il cui epicentro è “Colombia”, cioè la miniera.

Un terremoto che, per certi aspetti, mi ha fatto ricordare quello del dilagare di sale da gioco da noi, in Italia e in Europa. Qui la gente si rovina ma ha più garanzie, a Colombia basta una piccola malattia. Una malattia insignificante, guaribile con farmaci banali e poco costosi, ma che lì sono introvabili, ed è finita. Letteralmente finita perché nella città prodotta dalla miniera non c’è un posto di salute, non c’è una scuola, non c’è nulla.

A cominciare da settimana prossima pubblicherò una serie di articoli che racconteranno nei dettagli una storia che sembra uscita direttamente dal secolo scorso, dalla corsa all’oro negli Stati Uniti, o in Sudafrica ai diamanti, o in America Latina. Come se non ci fosse stato nessun progresso umano da allora, come se l’umanità da allora non avesse compiuto nessun passo avanti… Naturalmente pubblicherò anche le foto. Si tratta di immagini che ricordano quelle, famose, dei garimpeiros del grande Salgado (pur non essendo io nemmeno paragonabile a Salgado) di ormai qualche decennio fa. Ancora una volta, nessun passo avanti …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *