Bomba ad orologeria Sudafrica

imagesCA35UJRNSi prospettano nuove forti tensioni per il Sudafrica. Come sempre hanno origine dal settore minerario, cruciale per l’economia del paese. La società Anglo American Platinum, l’Amplats, una delle imprese più importanti del settore platino con capitali britannici e statunitensi, ha annunciato il licenziamento di 6000 lavoratori.

Il settore minerario sudafricano è già stato teatro nei mesi scorsi di mobilitazioni sindacali sfociate in tensioni e scontri con le forze dell’ordine. L’azienda, un colosso nell’estrazione del prezioso metallo, ha precisato che la misura riguarderà essenzialmente i lavoratori del bacino di Rustenburg, un polo minerario a circa 120 chilometri da Johannesburg, che fu epicentro di un’ondata di scioperi lo scorso inverno.

Sempre nella regione di Rustenberg, infatti, in scontri tra polizia e manifestanti gli agenti avevano sparato sulla folla uccidendo 34 minatori di una impresa, la Lonmin, che chiedevano salari più alti e migliori condizioni di lavoro. La Lonmin, come la Amplats, è un colosso dell’estrazione del platino.

Il taglio di posti di lavoro rischia di incontrare una dura reazione da parte dei minatori che hanno Già annunciato di volersi opporre a ogni piano di ristrutturazione. Così il Sudafrica è pronto per una nuova ondata di tensioni interne. Stiamo parlando di un paese che, pur essendo la maggiore economia dell’area sub-sahariana, a diciotto anni dalla fine del regime di apartheid, è ancora condizionato da forti disuguaglianze sociali che alimentano i contrasti in tutti i settori della società.

Il Sudafrica, pur essendo membro dei cosiddetti BRICS, cioè i paesi ad economia emergente, e pur essendo il sogno di una nazione “arcobaleno” creata in un buona parte dalla figura simbolo di Nelson Mandela, è ancora un paese di enormi contraddizioni che la classe politica succeduta a Mandela non ha saputo (o voluto) affrontare.

In Sudafrica, appunto, le disuguaglianze sociali sono a livelli quasi intollerabili, c’è il più alto tasso di Aids di tutto il continente e la delinquenza rende insicure, quasi invivibili, le principali città.

In questo contesto si parla ancora di licenziamenti massicci in uno dei settori chiave dell’economia. Il Sudafrica potrebbe realmente esplodere schiacciato dall’incapacità di una classe dirigente e dal fatto che diversi membri dell’élite politica hanno importanti pacchetti azionari (o addirittura sono dirigenti) di imprese minerarie che continuano ad occupare soprattutto neri, a tenerli sottopagati (allo stesso livello, spesso, di quando c’era l’apartheid), e a non offrire loro un sistema sociale capace di soddisfare i bisogni primari di sanità, istruzione e di abitazioni.

Insomma non basta il simbolo di Mandela per fare una nazione arcobaleno giusta, equa, etica.

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