BRICS e nuovo ordine mondiale. E l’Africa?

imagesE’ in corso in Sudafrica, a Durban, il quinto vertice dei BRICS, cioè i paesi ad economia emergente: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. E’ la prima volta che si svolge in Africa e, già dall’agenda, traspare un mondo spaccato a metà. Da una parte le vecchie potenze politiche, economiche e militari che hanno disegnato gli equilibri geo-politici del secolo scorso. Dall’altra le potenze emergenti dei BRICS. I primi la decadenza, i secondi il futuro.

La prima importante intesa raggiunta dai cinque è un segnale più che esplicito: si tratta della creazione di un Istituto di Finanziamento alternativo alla Banca Mondiale, massimo organismo sovranazionale economico controllato da Europa e Stati Uniti. Insomma una Banca di Sviluppo per il finanziamento di grandi progetti infrastrutturali che sarà una sorta di grimaldello ulteriore con il quale i BRICS conquisteranno ancora di più i paesi meno sviluppati di Asia, America Latina e Africa soprattutto, che non dovranno più sottostare al giogo delle ricette monetariste, alla Chicago Boys per intenderci, del sistema creditizio della Banca Mondiale.

Questa decisione basterebbe da sola a dimostrare che queste potenze emergenti stanno disegnando un universo alternativo, addirittura contrapposto a quello delle grandi istituzioni sovranazionali uscito dall’ultimo conflitto mondiale e dalla fine della guerra fredda. I BRICS hanno già annunciato di volersi dotare di una loro agenzia di rating e, di conseguenza, di un loro sistema di valutazione politico delle scelte economiche.

Possono farlo. In questo caso ciò che determina le scelte sono i rapporti di forza. E i BRICS non sono secondi a nessuno: detengono un quarto del Prodotto Interno Lordo del pianeta, hanno il 43 per cento della popolazione mondiale, hanno riserve in valuta pregiata per 4.400 miliardi di dollari.

Non solo: i BRICS stanno già valutando di cominciare a realizzare le transazioni commerciale interne nelle rispettive valute nazionali. Se si pensa che a breve i BRICS pensano di accogliere come membri altre nazioni a grande crescita economica come la Turchia, l’Indonesia, il Messico, la Nigeria, la Corea del Sud, il Vietnam.

Insomma il mondo cambia. Cambia alla velocità della luce. E l’Africa? Anzi i 400 milioni di africani che vivono con un reddito pro-capite inferiore a due dollari al giorno (un PIL quasi incompatibile con la vita)? Cosa hanno da guadagnare da un nuovo equilibrio mondiale?

Quello vigente, e in declino, dell’ordine occidentale, li ha trattati come schiavi, come sudditi senza diritti, come forza lavoro a bassissimo costo e ha saccheggiato le loro risorse preziose e strategiche pagandole ad un prezzo infimo, assolutamente fuori mercato.

I nuovi protagonisti faranno di meglio? Ciò che si vede per ora è che i BRICS e i candidati ad esserlo hanno bisogno di un Africa che svolga il ruolo che ha svolto, nel passato, per costruire l’Ordine Occidentale. I paesi emergenti hanno bisogno – un bisogno assoluto, impellente, totale – di Cibo, Energia, Acqua. L’Africa ne è un serbatoio. Loro hanno bisogno di attingervi a costi i più convenienti possibili.

2 comments for “BRICS e nuovo ordine mondiale. E l’Africa?

  1. 27 marzo 2013 at 13:21

    Di fronte al rinnovato protagonismo dei BRICS ma anche di altri paesi del Sud del mondo, così come emerge anche dall’ultimo report sullo sviluppo umano, si sta disegnando un nuovo ordine economico mondiale almeno dal punto di vista dei numeri e della crescita del PIL. Il problema che si pone così come evidenzia Masto, è ma l’Africa cambierà, potrà nascere da queste nuove alleanze un mondo diverso in grado di rimettere ordine allo sconquasso dello sviluppo all’occidentale?

    • MARINELLA
      28 marzo 2013 at 14:43

      Sicuramente non rimetteranno ordine alle disuguaglianze, alla povertà, alla fame, alle guerre, alle inequità dei popoli Africani.
      Non dimentichiamoci che il Sudafrica è stato annesso al BRIC perché le sue risorse naturali fanno gola agli altri componenti e non sicuramente per lo sviluppo, anzi il tasso di povertà è in aumento, la democrazia in declino, la corruzione del Partito di governo è scandaloso, insomma un Paese che si vende e si compra molto facilmente con un Presidente semianalfabeta (3° elementare) che pensa più alle donne e i lussi che al proprio popolo, che appena seppellirà Nelson Mandela, si sta già organizzando per rimanere al potere come Dos Santos in Angola, Mugabe in Zimbabwe e Guebuza in Mozambico.
      Lo sconquasso dello sviluppo occidentale è voluto dai governi che utilizza come forma di ricatto per gli aiuti umanitari, contrariamente al BRIC che non spende un dollaro o euro!

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