Bring Back Our Girls. Ma quali ragazze?

indexSono ormai quattro mesi che delle studentesse sequestrate in Nigeria, nello stato del Borno, da Boko Haram, non si sa più nulla.

A favore della loro liberazione c’è stata una immediata campagna mondiale che ha visto coinvolte le più alte personalità della politica, dello spettacolo, del cinema, oltre a personaggi di grande capacità mediatica come La first Lady americana Michelle Obama e la giovane pakistana Malala. Tutti sotto una parola d’ordine: “bring back our girls”, come se riportarle a casa dipendesse dal clamore e dall’indignazione che l’opinione pubblica mondiale riesce a mettere in campo.

In realtà, a vedere realisticamente quella drammatica vicenda non si può affatto essere ottimisti. Gran parte di quelle ragazze sono praticamente perdute. Forse ci potrà essere una trattativa, in un futuro impossibile da ipotizzare, almeno per il momento, o qualche speranza per una parte di loro.

Sì, perché è ingenuo pensare che i loro sequestratori le abbiano tenute tutte insieme. Saranno state divise in gruppetti, qualcuna individualmente sarà stata venduta o offerta per matrimoni forzati, qualcun’altra sarà diventata concubila di qualche leader interno o di qualche notabile del nord islamico della Nigeria.

Un secondo motivo che non consente ottimismo è il fatto che Boko Haram non ha nel suo Dna la cultura della trattativa e della politica. Boko Haram è un gruppo grezzo, primitivo, con un armamentario ideologico radicale che non ammette mediazioni: gli infedeli vanno combattuti, convertiti, uccisi. E’ vero che il loro leader Abubakar Shekau, in un video, aveva posto come condizione la liberazione dei prigionieri di Boko Haram in cambio di una parte delle ragazze. Ma quella trattativa, mi risulta, non è mai cominciata e, del resto, per lo stato federale, cioè per il presidente Goodlook Jonathan, sarebbe una sconfitta troppo palese con le elezioni presidenziali così vicine.

Le uniche novità che in questi mesi hanno spezzato il silenzio sulle ragazze sono state una notizia e una deduzione. La notizia: aerei americani avrebbe individuato un gruppo di ragazze nel territorio di nord est della Nigeria. La deduzione: alcuni degli ultimi attentato compiuti da Boko Haram sono stati realizzati con Kamikaze donna, e si è pensato che qualcuna delle ragazze sequestrate sia stata convinta, o costretta, o plagiata a tal punto da indossare e azionare una cintura esplosiva.

A fronte di questo silenzio anche la campagna mondiale che sembrava essere partita a spron battuto e con grande energia sembra essersi arenata. Il mondo va avanti, e anche per chi ha a cuore i ditti umani e la giustizia non mancano scenari utili: Gaza, l’Ucraina, l’economia mondiale, l’Iraq, la Siria, la Libia.

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