Buchi Neri e Meteore

La strage di minatori in Sudafrica è stata una sorta di meteora che è sfrecciata sui nostri media e si appresta a scomparire alla velocità della luce, inghiottita da una sorta di buco nero mediatico. Probabilmente grazie anche alle immagini ad effetto e subito disponibili in rete si è conquistata titoli e richiami in prima pagina. Il nostro sistema dell’informazione è una macchina tritatutto che ha bisogno in continuazione di notizie – meglio se clamorose – da gettare in pasto (anche incomplete, parziali, ritoccate) ad un opinione pubblica che sembra incapace di guardare un po’ oltre la contingenza quotidiana. Restano in prima pagina per giorni e vengono dibattuti (a volte fino alla noia) solo i temi che riguardano la nostra stretta attualità, il nostro egoismo, il nostro eurocentrismo.

Voglio ritornare su un argomento già trattato ma che è una specie di argomento centrale di questo blog, che è il seguente: ma perché mai la strage dei minatori in Sudafrica dovrebbe meritare di essere approfondita? Perché mai dovremmo saperne di più?

La domanda si potrebbe estendere a molti altri argomenti: perché ci dovrebbero interessare, per esempio, i nomi delle multinazionali che hanno accordi di prospezione, estrazione e sfruttamento delle risorse minerarie in Congo? Oppure perché ci dovremmo occupare della guerra in Sudan? O del presunto conflitto religioso in Nigeria?

La risposta è che lo dovremmo fare per opportunismo, non per buonismo. L’Africa solo apparentemente è lontana da noi. Solo ad uno sguardo superficiale risulta estranea alle nostre vicende politico-sociali. Occuparci di Africa ci conviene.

Se, per esempio, il miliardo di africani avessero un reale potere d’acquisto sarebbero uno sbocco economico formidabile per i nostri asfittici mercati. Inoltre l’Africa ormai è una realtà presente, in modo tutt’altro che trascurabile, anche dal punto di vista dei numeri, nelle nostre città, nelle nostre imprese, nelle nostre campagne. Le sorti dell’Africa, poi, ci riguardano perché una consistente parte delle materie prime – strategiche e tradizionali – che riforniscono le nostre aziende arrivano proprio da questo continente. Nel futuro l’Africa sarà uno dei grandi serbatoi di energia, acqua, cibo per l’intero pianeta.

La grande maggioranza del miliardo di africani ha meno di quindici anni, sono belli, hanno una voglia di vivere formidabile, considerano il futuro una chance e sono disponibili ad affrontare sacrifici e privazioni pur di avere delle prospettive. L’Europa è invece un continente vecchio, anche demograficamente, abitato da una popolazione timorosa, prudente, moderata per la quale molto spesso il futuro è una minaccia. Insomma, l’Europa è la decadenza, l’Africa il futuro. Ci conviene non trascurarla!

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