Burkina, l’attacco a Ouaga: l’Africa sotto la pressione del terrore

Mokhtar Belmokhtar

Mokhtar Belmokhtar

L’attacco all’Hotel Splendid di Ouagadougou dimostra, ancora una volta, che il jihadismo in Africa ormai non è solo occasionale ma che il continente è ormai diventato uno “scenario” vero e proprio.

A renderlo tale, nel caso dell’Africa Occidentale, sono stati i gruppi di Al Qaeda per il Maghreb Islamico e soprattutto la formazione dell’imprendibile Mokhtar Belmokhtar, il terrorista algerino inizialmente del GIA, Gruppi Islamici Armati, e poi di Al Qaeda e infine leader di una formazione tutta propria, Al Mourabiton, legata ad Al Qaeda per il Maghreb Islamico.

Mokhat Belmokhtar è interessato all’Africa perché ormai nelle regioni a sud del Sahara si combatte un conflitto importante: l’Africa appunto è diventata uno “scenario”. Ancora di più è uno “Scenario” conteso ormai da diverse forze: le vecchie potenze coloniali che non vogliono perdere posizioni (leggasi la Francia, quello allo Splendid e quello al Radison Blue di Bamako sono espressamente attacchi alla Francia), alcune potenze arabe che puntano all’Africa come sfogo della loro enorme potenza finanziaria, ai tentativi di penetrazione di alcune economie emergenti asiatiche, Cina in primo luogo.

Per Mokhtar Belmokhtar poi l’Africa Occidentale (e in particolare quella che corre sull’asse Bamako-Ouagadougou-Niamey) è il retroterra irrinunciabile per controllare le pise del Sahel lungo le quali la sua formazione terroristica ha la maggiore fonte di finanziamento: contrabbando di sigarette, di droga, traffico dei migranti e di armi.

Il terrorismo sta ormai trasformando l’Africa e i governi locali sono troppo deboli e inadeguati ad affrontare una minaccia che li sovrasta, una minaccia costituita da gente che è più preparata, che sa cosa vuole e che non soffre di divisioni, al contrario di come sono divise, a volte contrapposte, alcune potenze locali.

Già oggi l’Africa occidentale non è più quella di dieci anni fa. Come non lo è l’Africa Orientale, colpita dai miliziani al Shabaab e come non le è più la Nigeria settentrionale una volta patria del Califfato di Sokoto, di un Islam importante ma tollerante e non violento.

A realizzare questo cambiamento un uomo, imprendibile e spietato, Mokhtar Belmokhtar un personaggio che sembra uscito da un film: soprannominato Mister Malboro perché controlla le rotte del traffico di sigarette, combattente già da adolescente in Afghanistan dove ha perduto un occhio in battaglia. Un personaggio dato per morto doverse volte ma sempre “resuscitato” e letale. Sotto le sue grinfie l’Africa e gli africani.

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