Mappa del Burundi

Burundi: sarà nuovo caos?

Aeroporto di Parigi, quattro ore di attesa per l’imbarco su un volo Air France con destinazione Ndjamena, Tchad. Guardo annoiato la TV che manda notizie a nastro continuo.

Mi passano davanti più volte le immagini (non sento l’audio) di nuove manifestazioni in Burundi. Realizzo che si sta verificando ciò che in molti temevano, e cioè che questo piccolo paese sta per piombare di nuovo nel caos o addirittura nella guerra civile.
Per la verità lo temevo anche io fin dall’anno scorso, in aprile, quando ci sono andato per l’ultima volta. In quell’occasione c’erano già tutte le premesse di ciò che sta accadendo in questi giorni. Il presidente Pierre Nkurunziza non aveva ancora annunciato che si sarebbe presentato per la terza volta come candidato presidente ma tutti erano sicuri che lo avrebbe fatto. E tutti erano sicuri che lui e il suo entourage sarebbero stati disposti a tutto pur di mantenere il potere, anche gettare il loro paese nella guerra che, peraltro, in Burundi è ancora un ricordo forte per buona parte della popolazione.
Ricordo le interviste di quei giorni a politici di opposizione e a giornalisti coraggiosi… tutti sapevano che sarebbe andata così. In particolare ricordo una intervista ad Antoine Khaberere, direttore di Iwacu, un giornale e di un sito di opposizione, che mi disse esattamente queste cose, e cioè che Nkurunziza non si sarebbe tirato indietro. Mentre attendevo l’intervista nel cortile mi si avvicinò un uomo che mi disse, tra lo scherzoso e il serio, di fare in fretta la mia intervista perché Antoine poteva essere preso di mira in qualunque momento e non era molto salutare stargli vicino. Sorrisi e abbozzai a mia volta una battuta. Mi immagino in questi giorni la tensione e la paura di molti giornalisti e di molti oppositori.
Intanto io sto andando in Tchad. E mente ormai questo viaggio è irreversibile mi rendo conto che noi giornalisti, spesso, finiamo per andare nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

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