Burundi, Uganda, RDC: sempre lo stesso copione

Burundi, Uganda, RDC: sempre lo stesso copione

kinshasaIn queste ore c’è il Burundi che suscita molte preoccupazioni. Ci sono scontri e morti per le strade di Bujumbura. La causa: un uomo, il presidente uscente, Pierre Nkurunziza, che non se ne vuole andare nonostante le leggi non gli consentano di rimanere a capo dello stato. Abbastanza vicino al Burundi, in Uganda, ieri, è stato arrestato il principale oppositore. Motivo: si oppone alla permanenza al potere di Yoweri Musseweni che di mandati presidenziali ne ha fatti già sette, tanto che viene soprannominato M7.

Si potrebbe continuare con questi presidenti-dinosauri, Burundi e Uganda in questo momento sono solo i casi di maggiore attualità. Sotto la cenere, coperto da questi casi di attualità, si prepara “il caso” per antonomasia, quel paese che da solo esprime l’Africa. Quel paese il cui nome è un marchio e che, anche per geografia, occupa una specie di baricentro di tutto il continente. Sto parlando del Congo dove si sta preparando una stagione difficile. Molto difficile. La causa? Ancora una volta un uomo che, per nepotismo, si è legato al trono che ha occupato nel 2001 dopo la morte del padre e non se ne vuole più andare.

Kinshasa in queste ore è in subbuglio. I partiti dell’opposizione hanno “chiamato” allo sciopero generale. Uno sciopero di “avvertimento” al presidente Joseph Kabila, lo hanno chiamato. Le frequenze di Radio France International, la radio piu’ ascoltata in Rdc, sono state oscurate sia a Kinshasa che a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, sull’altra sponda del fiume (dove un altro bel personaggio, Sassu N’guesso, non vuole più lasciare il potere).

Sulle grandi assi viarie della città la circolazione, che di solito è caotica, in queste ore è molto fluida, segno che lo sciopero di avvertimento è stato in qualche modo seguito. Pochi, inoltre, sono i taxi, sia collettivi che i taxi-moto, circolanti e anche il servizio di trasporto pubblico e’ rallentato. Molti negozi sono rimasti con le saracinesche abbassate.

L’appello allo sciopero generale è stato lanciato dai rappresentanti della “Dynamique de l’opposition”, un movimento che raggruppa una dozzina di partiti e di organizzazioni della società civile. Attraverso un comunicato anche l’Udps, formazione storica dell’opposizione, ha detto di sostenere il movimento. La popolazione teme repressioni dure da parte delle forze di polizia. Gli abitanti ricordano ancora quella del gennaio 2015 quando le forze dell’ordine uccisero una dozzina di persone.

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