Burundi: un presidente senza fantasia ma con molti affari tra le mani

Burundi: un presidente senza fantasia ma con molti affari tra le mani


Ciò che sta avvenendo in Burundi in queste ore era atteso. I presidenti africani non hanno fantasia: Pierre Nkurunziza ha fatto ciò che fanno tutti (o quasi) i capi di stato del continente, con le stesse modalità, con la stessa arroganza, con la stessa spocchia. Sono stato in Burundi esattamente un anno fa e già allora ci si attendeva ciò che sta avvenendo. Lo sapevano tutti, gli oppositori e i sostenitori di Nkurunziza.

Risultato: cinquantamila civili in fuga in condizioni disastrose, una catastrofe umanitaria che, come un temporale equatoriale, si è formato e scatenato in poche ore. E non sembra che questa crisi possa essere ricomposta a breve. Qualche fonte dice che dopo il sostanziale fallimento del colpo di stato ora le parti stiano trattando. Ma un portavoce governativo ha già detto che il golpisti saranno portati davanti alla corte marziale. Una affermazione che fa immaginare che le trattative siano già fallite.

Cosa c’è in gioco in Burundi? E perché i contendenti sono così agguerriti e determinati, disposti a far precipitare il paese nel caos pur di non perdere posizioni? Ancora una volta il potere, certamente, ma nel caso specifico si tratta anche e soprattutto di poter mantenere il controllo di affari e traffici.

Il Burundi è un piccolo paese, ma è situato in una posizione strategica, con i suoi confini occidentali appoggiati al ricchissimo territorio orientale della Repubblica Democratica del Congo. Il piccolo Burundi in sostanza drena clandestinamente minerali preziosi e li immette sul mercato con enormi vantaggi di chi controlla questi traffici.

Non è un caso che il generale golpista, Godefroid Niyombare, è l’ex capo dei servizi segreti rimosso da Nkurunziza perché con i suoi sottoposti aveva scritto un manifesto contro il terzo mandato. Il suo predecessore era stato rimosso invece poco dopo l’uccisione delle tre suore italiane. Pare che in quella vicenda rimasta misteriosamente oscura il generale vi fosse coinvolto perchè temeva che le suore denunciassero i suoi traffici.

Insomma la carica di capo dei servizi segreti in Burundi è cruciale per il potere. Ora la situazione è sospesa e c’è anche il rischio che i contendenti gettino tutto su quel nervo scoperto che in Burundi è la differenza etnica tra Tutsi e Hutu.

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