Calderoli e la paura dell’uomo nero

imagesNon voglio perdere tempo a commentare le parole di Roberto Calderoli rivolte alla ministra Kyenge. Si commentano da sole e in modo più efficace di come potrei fare io. Di fatto Calderoli definisce un ministro della Repubblica un “orango”. Di conseguenza esprime una opinione sul governo e sulla Repubblica che questo rappresenta. Ma anche Calderoli è un rappresentante (purtroppo) di questa Repubblica. Ecco perché si deve dimettere. Una Repubblica, un paese che accetta di mantenere nel suo seno, tra i suoi rappresentanti un personaggio come Calderoli non può fare molta strada. Non può nemmeno fare molta strada un governo che accetti un compromesso, per esempio delle scuse ma non le dimissioni.

Oggi sui giornali qualche commentatore afferma che in realtà la mossa di Calderoli sia un modo per ottenere consenso, un modo cioè per ottenere voti rendendo pubblico, palese un pensiero che sarebbe diffuso tra la popolazione. Si tratterebbe del giochetto che la Lega ha fatto per venti anni in Italia.

images (1)Allora la domanda diventa un’altra: quanta parte di questa Italia pensa come Calderoli? A questo proposito i numeri che la Lega ha ottenuto nelle elezioni di questi anni sono, in qualche modo, una risposta. Ma come si può vedere si tratta di un consenso non proprio solido, un po’ ballerino. Nelle ultime elezioni la Lega è letteralmente crollata. Forse è il segno che quel giochino, dopo venti anni, non funziona più come prima? Credo che per rendere meno ballerino quel consenso ci sia bisogno anche di altri elementi: un sistema politico che abbia bisogno di partiti come la Lega e personaggi come Calderoli, una paura diffusa di essere sopraffatti da stranieri più vitali, più giovani, più intraprendenti.

Spesso il razzismo è paura, si sprigiona dalla precarietà e dal timore di non essere più adeguati ad affrontare la situazione (non quello di Calderoli che, nell’ipotesi migliore, è calcolo politico).

Ecco allora che il modo più efficace e più corretto per neutralizzare personaggi come Calderoli è quello di dimostrare che la presenza degli stranieri in un paese come l’Italia è un arricchimento, può essere un modo per rendere questo paese più forte, più competitivo, più creativo.

Nella storia chi ha reso la multietnicità una ricchezza è diventato una Grande Potenza: vedi gli Stati Uniti ai nostri tempi.

Con le idee di Calderoli, col suo modo di vedere il mondo avremo una Italia debolissima, in ineluttabile e irreversibile declino e un partito di razzisti (non necessariamente solo la Lega) che si gonfierà di voti conquistati con la paura, disegnando un mondo che non c’è più e vivendo sulla paura che “l’uomo nero” esercita su un popolo di bambini che hanno paura del buio.

2 comments for “Calderoli e la paura dell’uomo nero

  1. 16 luglio 2013 at 06:40

    Appunto è solo “la paura” alla base di tutti i comportamenti “strani”.
    La Lega comunque alle prossime elezioni (fra 5 anni: tanto durerà, o dovrebbe durare secondo me il Governo Letta) non prenderà più di 10 voti (i moralizzatori che sono stati “protagonisti” di più scandali di quelli che volevano moralizzare…).
    Il Governo dovrebbe costringere Calderoli a dimettersi ? Io penso di sì.
    (Ma forse non è questo il modo di renderlo più forte ?).
    Per il resto, che la multietnicità sia un arricchimento non è dubbio, come d’altronde è ben spiegato negli articoli precedenti (sul comportamento in proposito anche degli antichi Romani, etc…) .
    Saluti,

  2. Marco
    22 maggio 2017 at 22:25

    Hanno poco a che vedere con l’Italia gli africani … me ne accorgo vedendo come si comportano i richiedenti asilo vicino a casa mia, questi non sono integrabili

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