Campioni in Africa, ma con i piedi d’argilla

images (1)Come non dedicare oggi un articolo alla vittoria da parte della Nigeria della Coppa d’Africa? Certo, è calcio. Ma come non vedere che il calcio, e lo sport in genere, è lo specchio di molti contrasti e di molte emblematiche situazioni che, apparentemente, non hanno soluzioni. In una partita di calcio possono incontrarsi due paesi che sul piano diplomatico non si parlano. Nel calcio una squadra che non ha chances economiche può vincere una partita con una potenza e politica e militare che non ha confronti. Lo dimostra, in questa coppa d’Africa, il Mali che, nei momenti cruciali della sua recente crisi politica e militare di queste settimane disputava le sue principali partite e arrivava così in alto nelle sfide di coppa.

La vittoria della Nigeria ha riunito tutto il paese. Un paese lacerato da contraddizioni interne enormi. Capisco la gioia del presidente nigeriano Goodlook Jonathan che su facebook ha postato queste parole:

imagesSono felice per la vittoria straordinaria delle Super Aquile che ha visto la Nigeria conquistare la Coppa d’Africa, 2013. Ben fatto Patriots, avete reso orgogliosa tutta la Nigeria. Il 2013 è l’anno della Nigeria. Siamo emersi come un faro di speranza del continente africano dimostrando all’Africa e al mondo che una squadra forte, di nigeriani e guidata da un allenatore nigeriano può resistere alla prova del tempo e vincere la sfida di un avversario più temibile. Lo spirito nigeriano si erge forte e stabile e marcia verso la destinazione finale. Mi levo il cappello di fronte a questa grande squadra che ha portato gioia e felicità nelle nostre case. Nigeriani sono grato a tutti voi.

Dicevo che capisco le parole del presidente che, oggi più che mai, ha bisogno di un paese unito. La Nigeria, una vera grande potenza africana, ma un gigante dai piedi d’argilla, secondo un luogo comune che però esprime bene la realtà. Un paese ricco ma fragile, il più popoloso del continente ma con una popolazione divisa, anzi spaccata, tra cristiani e islamici, è il più ricco di petrolio ma il meno capace di dividere equamente i suoi proventi.
Goodlook Jonathan sta tentando una riforma petrolifera senza precedenti. Cioè facendo rimanere una parte della ricchezza prodotta dalla vendita del greggio, negli stati che lo producono. Non era mai accaduto. Forse Boko Haram è anche l’espressione della guerra che le lobby politiche e economiche e militari, stanno conducendo contro il potere federale.

Ecco perchè Goodlook Jonathan ha bisogno di un paese unito. La vittoria della coppa d’Africa, evidentemente, lo ha fatto sognare.

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