Censura sul dottore che ripara le donne

ia il giornale

Il ministero dell’Informazione della Repubblica democratica del Congo ha vietato la proiezione, su tutto il territorio nazionale, del film-documentario “L’Homme qui repare les femmes”, che racconta le battaglie del ginecologo congolese, Denis Mukwege, a favore delle donne che hanno subito violenza sessuale durante la seconda guerra del Congo. Una decisione che ha scatenato la protesta del rappresentante speciale dell’Onu a Kinshasa, Martin Kobler che ha chiesto alle autorita’ di Kinshasa di tornare sulla loro decisione e di lasciare che siano gli stessi spettatori a giudicare la pertinenza delle argomentazioni sviluppate nel film e farsi un’idea del dramma vissuto da migliaia di donne congolesi violentate”, nell’est della Repubblica democratica del Congo.

Le autorità congolesi hanno giustificato la decisione di vietare la proiezione del film affermando che è troppo lesivo dell’immagine dell’esercito, che ne sporca l’immagine e che instilla nella popolazione un sentimento negativo nei confronti di una istituzione che si erge a difesa del paese e come tale deve essere riconosciuta.
Il film, realizzato dal regista belga Thierry Michel e dalla giornalista, sua connazionale, Colette Braeckman, racconta, come detto, l’operato del ginecologo congolese Mukwege nell’ospedale di Panzi, a Bukavu nella regione del Sud Kivu. In questo ospedale, creato nel 1999, il ginecologo ha contribuito alla ricostruzione fisica e psicologica delle donne vittime di violenza sessuale, e da violenze selvagge commesse nell’est della Repubblica democratica del Congo nel corso di una quindicina d’anni, durante la seconda guerra del Congo dal 1998 al 2003 e nei conflitti che si sono susseguiti poi.

Quello delle donne violentate nell est del Congo è un gravissimo problema. Le violenze e gli stupri sono spesso usati come una sorta di arma di guerra da guerriglieri delle formazioni che, in questi anni, sono state più o meno tacitamente sostenute dal vicino Ruanda. Gli stupri vengono spesso concessi alla truppa dai comandanti come una sorta di salario di guerra assieme al diritto di saccheggio. Inoltre uno stupro è un’arma che esplode nel tempo e che, sulla carta, inquina una popolazione con figli generati dagli invasori.

Un arma odiosa i cui effetti sono quasi esclusivamente sopportati dalle donne. Il film porta alla luce tutto questo e anche le complicità, l’inettiutudine e l’incapacità dell’esercito congolese.

1 comment for “Censura sul dottore che ripara le donne

  1. 12 settembre 2015 at 04:43

    Il corpo venduto come merce di scambio è una delle cose più odiose e turpi che ci possano essere e l’altissimo prezzo dell’abuso è pagato dalle donne in prima persona, ma anche dai figli: saranno proprio loro, insieme alle madri e a tutte le donne congolesi, che potranno far sì che nel Congo non avvengano più nè guerre nè stupri di massa. Il film-documentario denuncia l’accaduto ed è giusto che non ne sia vietata la proiezione, perchè la visione dei fatti, realmente accaduti, contribuisce alla presa di coscienza da parte di tutti che le donne sono ancora succubi in alcune parti del mondo dei regimi totalitari e vittime.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *