Centrafrica sull’orlo della guerra civile. Dietro le quinte ancora la Francia?

Centinaia di manifestanti filo-governativi hanno assaltato l’ambasciata di Francia a Bangui, nella Repubblica Centrafricana. I dimostranti hanno lanciato sassi e strappato la bandiera francese. Un altro gruppo di manifestanti ha invece preso di mira l’ambasciata Usa, lanciando sassi contro le auto in ingresso. Le dimostrazioni sono scoppiate per protestare contro il presunto sostegno di Parigi ai ribelli Seleka, che hanno conquistato terreno nel nord del Paese. In questi giorni la diplomazia dell’Unione Africana era riuscita a strappare un accordo di tregua alle parti. L’intento era quello di fare partire negoziati per scongiurare la guerra civile.

Di fatto la tregua tra i ribelli e il governo non è durata nemmeno 24 ore. Le due parti si accusano a vicenda di averla rotta. Di fatto tra il regime e i ribelli non ci sono praticamente più margini di trattativa. I ribelli sono a quasi 300 chilometri dalla capitale. Poche ore fa hanno conquistato una cittadina nella quale l’esercito governativo, poco pagato, poco motivato e poco attrezzato non ha nemmeno opposto resistenza. Sono in molti a sospettare – e in primo luogo i manifestanti a Bangui – che dietro i ribelli ci sia la Francia. Parigi riterrebbe il presidente Francoise Bozizè ormai impresentabile e inadatto a sostenere gli interessi francesi sulle ricchezze, anche petrolifere, recentemente scoperte in Centrafrica.

Il capo dei ribelli è un ex funzionario civile di 63 anni del ministero degli esteri. Aveva già partecipato ad una ribellione nel 2007 e aveva poi dovuto rifugiarsi in Benin. Ora è tornato sulla scena e i suoi guerriglieri controllano già buona parte del paese.

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