C’era una volta François Bozizé

imagesPochi giorni fa l’autorevole agenzia Reuters ha pubblicato una notizia proveniente dal Centrafrica, paese nel quale François Bozizé, salito al potere con un colpo di stato nel 2003, è stato rovesciato da una coalizione di forze denominata Seleka, e sostituito da Michel Djotodia, un oscuro, fino a quel momento, ex funzionario del ministero degli esteri passato all’opposizione. La notizia diffusa dalla Reuters è di una semplicità e di una chiarezza straordinaria, tanto che andrebbe studiata nei corsi di laurea all’università, o nelle redazioni giornalistiche specializzate per stabilire l’origine delle guerre, dei conflitti, dei contrasti, delle crisi politiche in Africa (e non solo).Sono solo poche righe e vale la pena riprodurle in modo integrale:

Il nuovo presidente della Repubblica Centrafricana, Michel Djotodia, salito al potere dopo il colpo di stato dei ribelli Seleka del 24 marzo, ha annunciato che saranno riviste tutte le concessioni petrolifere e minerarie firmate dal governo del deposto presidente François Bozizé, assegnate soprattutto a compagnie cinesi e sudafricane. Il nuovo leader ha detto che chiederà alla Francia, l’ex potenza coloniale, di contribuire a un riaddestramento dell’esercito”.

Ora è tutto chiarissimo. Quanti si chiedevano quale fosse il motivo vero della guerra civile che andava profilandosi in Centrafrica hanno risolto il loro problema. Eccolo qui, lo riassumo con parole mie: Bozizé aveva cercato di diversificare i suoi partners economici a scapito della Francia, ex potenza coloniale, che in nazioni come il Centrafrica influenza pesantemente tutto, dalla politica all’economia, e ottiene materie prime a prezzi di favore, spesso fuori mercato e quasi in regime di monopolio. In cambio mantiene al potere presidenti impresentabili ma di sicura fede francese. Bozizé, come molti altri dittatori, ha cercato di mantenere i piedi in due scarpe.

Il problema, infatti, è che contratti e appalti dei paesi dei BRICS per i dittatori africani sono enormemente favorevoli e così molti di loro si fanno abbagliare dalle promesse miliardarie, dall’ipotesi di nuovi palazzi presidenziali, di nuovi stadi, di grattacieli nella capitale che celebrino la loro grandezza e, naturalmente, dai “regali” che le imprese pubbliche e statali cinesi offrono loro in quanto presidenti, firmatari e garanti dei contratti.

La Francia però non ammette tradimenti. Ancor più oggi che in Africa, malgrado tutto, perde posizioni. Parigi non ammette nemmeno di dividere il bottino. Bozizé non avrebbe mai cacciato la Francia, chiedeva solo di poter offrire una parte della torta ad altri partners. Ma Parigi sa bene che, una volta aperta la porta, la partita è persa. La competitività dei paesi emergenti è imbattibile.

Così in Centrafrica ha preso le parti di Seleka, ha creato dal nulla un nuovo leader, Michel Djotodia autore dell’esemplare citazione di cui sopra.

Da questa prospettiva appare anche chiarissimo l’atteggiamento francese del gennaio scorso quando Seleka stava per entrare a Bangui e Bozizé chiese aiuto ai francesi. Hollande in persona rispose che la Francia in Africa non difende i regimi ma solo i cittadini francesi. Una dichiarazione splendida, formidabile se non ci fossero i casi recenti della Libia, della Costa d’Avorio, del Ciad, del Mali… per parlare solo degli ultimi, ovviamente.

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