Cina? Nulla di nuovo sotto il sole per l’Africa

C’è ancora chi dice che i cinesi in Africa non si comportano come le vecchie ex potenze coloniali o come quelle europee e nord americane che nella seconda metà del novecento hanno saccheggiato il Continente. I cinesi, secondo molti, avrebbero instaurato un rapporto di parità con i paesi africani nei quali operano, e le loro relazioni commerciali si distinguono perché non importano a prezzi favorevoli solo materie prime, agricole o minerarie, ma realizzano infrastrutture – strade, ponti, stadi, palazzi presidenziali – che sono di uso pubblico. Quella che segue è una storia ambientata in Zimbabwe che racconta tutto un altro film.

Il ministro delle miniere del presidente Robert Mugabe (stipendio mensile 650 euro) ha acquistato la Zimbabwe Allied Banking Group per 18 milioni e mezzo di euro. Un altro personaggio, il Presidente del Consiglio di Amministrazione della MDBA Diamonds, ha comprato come casa per le vacanze una enorme e prestigiosa villa sulle coste del Sud Africa al prezzo di 20 milioni di euro. Cosa hanno in comune questi due personaggi? Entrambi lavorano e sono influenti nel settore minerario dello Zimbabwe. Entrambi hanno contatti con imprese pubbliche e private cinesi che hanno ottenuto concessioni miliardarie per prospezione, estrazione e sfruttamento di ricchissimi siti minerari, soprattutto di diamanti. In particolare hanno ottenuto la concessione di operare nei ricchissimi giacimenti diamantiferi di Chiadzwa. In questa regione almeno 200 minatori illegali furono massacrati, pare dall’esercito su diretto mandato di Mugabe, perchè estraevano diamanti da una foresta disturbando gli interessi dei potentissimi cinesi, appunto. A conferma dello stretto legame tra lo Zimbabwe e le aziende cinesi c’è la concessione ad un gruppo a capitale sino-zimbabwiano per la costruzione di un lussuosissimo hotel a Mutare, località vicina a Chiadzwa e ad una pista di atterraggio. Trattative, aste, appalti, vendite e commercializzazione dei diamanti potranno svolgersi direttamente nelle sale o nelle suite dell’Hotel e poi, senza inutili perdite di tempo, si potrà procedere all’esportazione.

Ecco la Cina in Africa: efficiente, determinata, con ottimi contatti. Ma la sostanza rimane quella di sempre: saccheggio era prima e saccheggio è anche adesso. Come ha fatto con le potenze europee nel passato, l’Africa oggi sta contribuendo a finanziare il ruolo da grande potenza della Cina nel mondo. Lo aveva già fatto finanziando, con lo schiavismo, la prima industrializzazione. Ha poi continuato a farlo, con il colonialismo, finanziando due grandi guerre mondiali e il boom economico. Oggi è il turno della Cina e degli equilibri politico-economici che caratterizzeranno il terzo millennio. Per l’Africa nulla di nuovo sotto il sole…

1 comment for “Cina? Nulla di nuovo sotto il sole per l’Africa

  1. Massimiliano Troiani
    16 luglio 2012 at 16:49

    L’articolo mi sembra un po’ confuso, anche perchè cita un esempio -lo Zimbabwe- e lo estende a tutta l’Africa. Antico vizio “ocidentale” quando si parla di paesi “altri”. La penetrazione cinese in Africa è diversa da paese a paese; infatti la presenza commerciale cinese in Burkina Faso (ad esempio) non potrebbe trarre né diamanti nè coltan, nè petrolio né altro. Eppure c’è e ben presente. In questo paese, ad esempio, ci sono i canadesi, che puntano ad una probabile presenza di oro, facendo allontanare i ragazzi dalle scuole perchè preferiscono scendere in miniera e accattarsi qualche franco CEFA. Nel Chad ci sono pozzi petroliferi di compagnie americane e malesi; in alcuni villaggi prossimi alle perforazioni (ho visto di persona) vige il coprifuoco. I francesi li troviamo n po’ dovunque, ma ben “cachés” perchè son più bravi a mimetizzarsi (vedi Centrafrica). Gli italiani sono nei pozzi petroliferi del sud della Nigeria e nella costruzione di alcune dighe in Uganda ed Etiopia (spesso in joint venture con i cinesi) Insomma: è vero che in Africa nulla di nuovo c’è sotto il sole, ma non perchè sia arrivata la Cina ma semplicemente perchè ci sono “tutti” e ognuno in modo diverso più o meno subdolo. I cinesi non sono più cattivi degli altri o comunque non hanno neanche da scrollarsi dalle spalle sensi di colpa per due secoli di sfruttamento e violenza sull’ Africa, ammesso che gli altri “presenti” sentano questo bisogno. Sono come gli altri, cattivi come gli altri, buoni come gli altri, interessati come gli altri; ma forse più visibili, perché un ideogramma su un palazzo a Nairobi fa più impressione di una scritta in inglese, lingua colonizzatrice già metabolizzata. Lo stesso valga nei confronti del francese in terre francofone. Ed ogni chinatown, nel mondo, da sempre fa storia a sé.

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