Come si uccide l’Africa

2003_DRC_ChildSoldiersLa notizia è quasi una non-notizia. E’ tremendo perché stiamo parlando di una quarantina di morti tra soldati e miliziani in una delle regioni più travagliate del mondo da dove ogni giorno arrivano notizie di scontri, morti, feriti, stupri, bambini soldato, profughi.

Quaranta morti, infatti, non fanno notizia se arrivano dal Congo, per la precisione dal Nord Kivu, nell’estremo oriente del paese, dalla zona della cittadina di Beni, 250 chilometri a nord di Goma, capitale provinciale. I morti sono il frutto di una lunga e sanguinosa battaglia tra l’esercito governativo e una formazione di miliziani Mayi-Mayi.

Chi sono i Mayi-Mayi? Per comprenderlo bisogna sapere che da oltre un anno nel Nord Kivu si susseguono scontri tra le forze governative e la ribellione armata del Movimento del 23 Marzo, detto M23 sostenuto da paesi come i vicini Ruanda e Uganda, interessati all’instabilità della regione per poter controllare e drenare le immense ricchezze minerarie. Questo conflitto ha permesso pero’ ad altri movimenti, raggruppati sotto la sigla Mayi Mayi di proliferare e di imporsi nella intera provincia del Kivu.

Sulla carta i Mayi-Mayi sono milizie popolari nate per difendere il territorio da gruppi armati e da soldati e faccendieri stranieri. Dovrebbero essere composti da abitanti dei villaggi che si coalizzano e si organizzano per contrastare attacchi o per resistere a invasioni di gruppi come M23 o altre formazioni caldeggiate da Ruanda o Uganda. Proprio per il loro spirito popolare dovrebbero fare capo agli anziani dei villaggi o ai capi tribù locali.

In realtà, in molti casi, nascono con buone intenzioni, cioè per difendere i civili da conflitti, forze e signori della guerra sostenuti da potenze esterne, e finiscono per diventare a loro volta formazioni armate che sfruttano i civili, che piegano la guerra a proprio vantaggio facendo saccheggi, razzie di bovini e praticando il banditismo.

A capo di queste formazioni spesso non ci sono più gli anziani e i capi tribù ma semplici signori della guerra pronti a mettersi al soldo del migliore offerente. Quasi sempre poi si tratta di milizie formate da adolescenti reclutati nei villaggi che non hanno altre alternative se non quelle di arruolarsi in queste formazioni (con un Kalashnikov in mano, anche se arrugginito, si mangia, si hanno donne e si prova l’ebrezza del potere), o finire per fare i minatori artigianali nelle anse dei fiumi o in gallerie scavate a mani nude nella terra, gallerie che spesso smottano e si richiudono su frotte di ragazzi che vi lavoravano all’interno. Il tutto per guadagnare pochi soldi, lo stretto necessario per ripresentarsi il giorno dopo sul luogo di lavoro.

Le milizie Mayi-Mayi, almeno, offrono anche una copertura ideologica. Sulla carta si diventa patrioti, difensori del proprio paese, combattenti per la giustizia. Insomma per i giovani del Kivu non c’è scampo. Sono l’esempio lampante di come si uccide l’Africa

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