Congo: la galassia dei miliziani nel Kivu e il sogno della pace

imagesLa pace nel Nord Kivu è durata poco. La sconfitta del Movimento M23 da parte dell’esercito congolese e della brigata di intervento della Monusco, la Missione internazionale dell’Onu, aveva fatto sperare (poco per la verità) che finalmente il Kivu potesse godere di pace e stabilità. Non è passato nemmeno un mese ed ecco che sulle ceneri dell’M23 emerge un altro movimento guerrigliero che torna a diffondere terrore e violenze per queste ricchissime terre congolesi.

Il Movimento che ha raccolto la staffetta dell’M23 si chiama “Forze alleate democratiche-Esercito nazionale per la liberazione dell’Uganda”, in sigla Adf-Nalu. Questi miliziani hanno messo a segno in questi giorni un colpo importante sul piano militare: hanno ucciso in una imboscata, nei pressi della cittadina di Beni, il colonnello Mamadou Ndala (nella foto), comandante dell’Unità di reazione rapida delle forze armate congolesi. L’annuncio della morte del colonnello Ndala ha suscitato emozione: Per mesi è stato in prima fila nella lotta al Movimento M23 ed è considerato l’artefice della sua sconfitta. Insomma era un eroe regionale tanto che all’annuncio della sua morte i negozi di Beni e di Goma hanno chiuso i battenti in segno di lutto. Quindi la sua uccisione è un obiettivo simbolico, oltre che militare, importante per l’Adf-Nalu. Proprio per il ruolo giocato contro l’M23 il colonnello aveva preso il comando anche della lotta contro questo “nuovo” gruppo guerrigliero.

Insomma questi avvenimenti sembrano scritti in un copione che ormai da anni si gioca in queste travagliate terre. L’Adf-Nalu finora era un gruppo che non aveva impensierito più che tanto, era male armato, composto da miliziani poco preparati e impegnato, infine sul territorio ugandese, e non su quello congolese. In pochi mesi è cambiato tutto, l’Adf-Nalu ha armi e preparazione logistica e militare per attaccare un convoglio che trasporta il comandante delle operazioni militari dell’esercito. Pochi giorni fa, tra l’altro, il giorno di Natale per la precisione, un attacco attribuito a questo gruppo ha fatto almeno quaranta morti a Kamango, un villaggio della regione.

Qualcuno ha sentito la mancanza dell’M23, evidentemente ha armato e sostenuto questo gruppo e lo ha lanciato nella complessa galassia dei gruppi attivi in territorio congolese, in particolare nelle regioni dell’Ituri e del Nord e Sud Kivu.

Sulla carta l’Adf-Nalu è nata nel 1995 in Uganda con l’obiettivo di destituire il presidente Yoweri Museveni. Negli ultimi tre anni i ribelli delle Adf-Nalu si sarebbero resi responsabili del rapimento di più di 600 persone ma anche del reclutamento forzato di civili successivamente addestrati per combattere o costretti a lavorare nei campi nella parte più settentrionale del Nord Kivu, alla frontiera con l’Uganda, tra il Lago Alberto e il Lago Eduardo. Dal 2007 il capo della ribellione è Jamil Mukulu, un cristiano convertito all’islam, colpito da sanzioni decretate dall’Onu nel 2011 e dall’Unione europea nel 2012.

Secondo informazioni di intelligence occidentali Mukulu avrebbe anche ricevuto finanziamenti e combattenti dai gruppi del terrorismo islamico che stanno conducendo una offensiva, da qualche anno, con l’obiettivo di penetrare il cuore dell’Africa, cioè quella regione dei Grandi Laghi che ne è una sorta di forziere. Obiettivo, questo, che renderebbe più facile la loro espansione in paesi come il Mali, il Niger o il Centrafrica.

Dunque nella turbolenta e ricca regione del Grandi Laghi si sta giocando una partita che ha una posta politica ed economica cruciale. Il territorio e la composizione dei gruppi che lo battono (spesso al soldo di faccendieri o di multinazionali) è realmente complesso tanto che la brigata della Missione Onu ha lanciato un’offensiva anche contro i ribelli hutu delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr) in Nord Kivu e i miliziani della Forza di resistenza patriottica dell’Ituri (Frpi) di Cobra Matata (un altro surreale capo miliziano) nella provincia Orientale, più a nord. A tutto questo bisogna aggiungere l’LRA, cioè l’Esercito di Resistenza del Signore di Joseph Kony, ricercato dalla Corte Penale dell’Aja. In questo quadro la pace nel Kivu continua ad essere un bel sogno.

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