Congo: una mancata firma che vale più di un accordo

imagesA ventiquattro ore dalla mancata firma in Uganda dell’atteso accordo tra governo congolese e Movimento M23 si cominciano a conoscere le ragioni del sorprendente comportamento della delegazione di Kinshasa.

I contrasti sono cominciati subito. Le delegazioni non si sono nemmeno sedute al tavolo perché i congolesi hanno immediatamente chiesto che si cambiasse l’intestazione del documento che richiamava una intesa con il Movimento M23. La tesi sostenuta dai congolesi era che questo gruppo guerrigliero era stato sconfitto sul terreno e di conseguenza non poteva essere oggetto di un accordo. Si sarebbe trattato di un riconoscimento che M23, magari con altri vertici militari e politici, avrebbe potuto rispolverare in futuro.

Obiezione, questa, che ha immediatamente gelato il tavolo. Come pure ha gelato il tavolo il fatto che i congolesi chiedevano che il documento da porre alla firma avesse come intestazione la parola “Dichiarazione” che la delegazione di Kinshasa avrebbe firmato come governo mentre gli altri (cioè il capo politico di M23, Bertrand Bisomwa, e i suoi sottoposti) semplicemente come personalità politiche individuali.

In sostanza i congolesi volevano sancire una sconfitta politica, oltre che militare, di M23. Ma una sconfitta politica di questo gruppo equivale ad una sconfitta delle mire regionali dei paesi che lo hanno creato, cioè Ruanda e Uganda.

Ecco, il negoziato si è incagliato qui. Ora non è escluso che una firma ci sarà, ma sicuramente su altre basi.

Ciò che invece è inevitabile trarre come conclusione è che l’atteggiamento congolese, per una volta, è stato fermo, chiaro e apprezzabile. Kinshasa non si è accontentata di una vittoria di facciata, di qualche mese di pace, magari fino alle elezioni per favorire il presidente Kabila.

No, per una volta La Repubblica Democratica del Congo ha mostrato di essere la vera potenziale potenza regionale (scusate il bisticcio di parole). E soprattutto ha mostrato di ambire a quel titolo e si è mostrata cosciente che l’instabilità del Kivu e le influenze esterne (compresa la miriade di formazioni guerrigliere che infestano il territorio) sono una priorità nazionale.

Ruanda e Uganda dovranno trovare il modo di rendere meno bruciante questa sconfitta e soprattutto dovranno trovare un’altra strategia di intervento nel ricco confinante Congo del quale, sembra, non riescono a fare a meno.

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