Cooperare oggi. Seconda puntata

Per rimanere in tema di cooperazione nel secondo giorno del Forum di Milano voluto dal ministro Riccardi, due riflessioni (o provocazioni) penso possano essere utili.

LA PRIMA. Credo che la più efficace forma di cooperazione è quella dagli immigrati che inviano somme considerevoli alle famiglie nei paesi d’origine con continuità. Gli africani lo fanno in modo sistematico e complessivamente si tratta di somme enormi. In alcuni casi le rimesse dall’Europa costituiscono la principale forma di reddito per un nucleo familiare. Sapete per cosa viene utilizzato quel denaro? Per veri e propri progetti di cooperazione: per costruire una casa in muratura e consentire all’intera famiglia di uscire dallo slum, o per fare il pozzo del villaggio, o per acquistare cibo, oppure per consentire alla sorella di partorire in ospedale, o per acquistare l’insulina per i genitori, o per mandare a scuola il fratello più piccolo. Gli stessi obiettivi dei progetti di cooperazione di molte Organizzazioni Non Governative.

LA SECONDA. Dovremmo pensare che la cooperazione non è un flusso unidirezionale di aiuti. Noi aiutiamo loro nella stessa misura in cui loro aiutano noi (mi si perdoni il “noi” e “loro”, ma è per capirsi). Si, perché se è vero che noi cerchiamo di colmare le loro carenze in fatto di cibo, sanità, istruzione è anche vero che loro sostengono i nostri livelli occupazionali. Se non ci fossero i guai dell’Africa, le guerre, le baraccopoli, la tubercolosi, l’Aids noi, qui in Europa, dovremmo licenziare addetti nel settore della cooperazione allo sviluppo che occupa ormai diverse migliaia di persone. Non fraintendetemi, sto solo dicendo che, di questo, bisogna almeno essere consapevoli e, a livello di comunicazione e di strategie, bisogna trarre le giuste conseguenze.

1 comment for “Cooperare oggi. Seconda puntata

  1. 2 ottobre 2012 at 16:28

    Per quanto giuste e corrette, le critiche al forum basate sulla presenza di ospiti scomodi (ENI, Banca Intesa, Blaise Compaoré) sono troppo facili.
    Corrette, ma di facciata. Come gli ospiti.
    Molto più difficile criticare alla base le aspettative e di conseguenza i risultati di questo forum.
    Il tanto decantato rilancio della cooperazione si è tradotto nel rilancio del Ministero della Cooperazione (e del suo Ministro), ma le basi per ristrutturare il sistema cooperazione non si sono viste.
    Rilanciare il concetto della cooperazione come strumento di politica estera in grado di dare vigore all’immagine dell’Italia all’estero è fuorviante. Non è nelle corde delle OSC (organizzazioni della società civile) farsi carico del lavoro delle parti politiche in difficoltà. Le OSC devono mirare al bene collettivo, alla socialità, alla partecipazione alla condivisione, alla transnazionalità e internazionalità dei propri interventi. Devono curare interessi universali, non l’interesse nazionale di un Paese, i cui rappresentanti politici hanno contribuito a svuotare questi principi.
    Impegnare le OSC in queste attività, senza garantire alcun supporto finanziario (tra l’altro più che legittimo, vista l’esigua quota di PIL che il nostro governo destina alle attività di cooperazione) è un atto a dir poco controverso. Da sempre le OSC si fanno carico del concetto di sussidiarietà, ma questo prevede una forte collaborazione tra OSC e enti pubblici, non una sostituzione completa delle OSC a copertura del vuoto lasciato dalle autorità pubbliche.
    A fronte del discorso del presidente Napolitano che auspica un ritorno di interesse per le questioni legate ai principi di solidarietà l’esecutivo rappresentato dal Primo Ministro, Monti, dal Ministro della Cooperazione, Riccardi e dal Ministro degli Esteri, Terzi ha tergiversato sulla possibilità di assicurare fondi e budget costanti nel tempo per le attività di cooperazione. Addirittura il Ministro Terzi auspica un maggior coinvolgimento del privato della cooperazione.
    E qui veniamo al punto debole di tutto questo forum. E’ mai possibile coinvolgere il privato in un’azione di politica estera? E se sì, come? Quale privato?
    E poi, ma siamo sicuri che il privato nella cooperazione sia il futuro? Ad analizzare bene il settore si evince che il privato è già coinvolto nella cooperazione più di quanto il pubblico stia facendo. Aziende, famiglie, fondazioni private erogano fondi in maniera più costante e sostanziosa di quanto non facciano gli enti pubblici. Le reti di associazioni, donatori, privati, in sintesi la società civile si sta già muovendo da anni in questo senso.
    Il forum, anziché rilanciare la cooperazione nel futuro, ha ratificato il presente. Con uno scollamento dalla società civile e con un ritardo sui tempi, tipici della politica dei nostri giorni.
    Se queste sono le basi, non è forse meglio scollegare la solidarietà internazionale dalla politica estera? Metodi e finalità sono distanti. Inutile tentare di riavvicinarli, attraverso modalità mediatiche che poco hanno a che fare con l’impeto umanitario e solidale che le OSC devono rappresentare.
    E anche in questo caso si tocca un nervo scoperto di questo forum. Il Ministero della Cooperazione attraverso questo forum, cosa ha rappresentato? Se stesso di fronte all’esecutivo? La cooperazione in quanto tale, senza però definire bene i contorni di cosa è cooperazione chi la fa, come va fatta e soprattutto con quali risorse (senza portafoglio siamo tutti bravi a contare sulla buona volontà altrui)?
    Se riforma della cooperazione deve essere, questa deve essere agita, interpretata e realizzata da chi la cooperazione la fa: le OSC devono iniziare il percorso auspicato nel 2006 durante gli Stati Generali e avviare un processo di rinnovamento in grado di mirare alla piena rappresentatività della società civile che le sostiene e non alla mera rappresentanza presso istituzioni ormai del tutto obsolete e scollegate dalla realtà.

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