Cooperare oggi. Un Bilancio

Nella parte dedicata ai commenti ho ricevuto un lungo, articolato e interessante ragionamento sul Forum della Cooperazione che si è concluso a Milano. Ve lo propongo perché l’ho trovato utile per fare un bilancio di questa iniziativa e poi perché contiene suggestioni, riflessioni e analisi che mi sembra possano essere un buon modo per continuare a ragionare sul tema cooperazione. Chi volesse leggerlo integrale lo trova tra i commenti al post precedente.

Per quanto giuste e corrette, le critiche al forum basate sulla presenza di ospiti scomodi (ENI, Banca Intesa, Blaise Compaoré) sono troppo facili.Corrette, ma di facciata. Come gli ospiti. Molto più difficile criticare alla base le aspettative e di conseguenza i risultati di questo forum. Rilanciare il concetto della cooperazione come strumento di politica estera in grado di dare vigore all’immagine dell’Italia all’estero è fuorviante.

…A fronte del discorso del presidente Napolitano che auspica un ritorno di interesse per le questioni legate ai principi di solidarietà l’esecutivo rappresentato dal Primo Ministro, Monti, dal Ministro della Cooperazione, Riccardi e dal Ministro degli Esteri, Terzi ha tergiversato sulla possibilità di assicurare fondi e budget costanti nel tempo per le attività di cooperazione. Addirittura il Ministro Terzi auspica un maggior coinvolgimento del privato della cooperazione. E qui veniamo al punto debole di tutto questo forum. E’ mai possibile coinvolgere il privato in un’azione di politica estera? E se sì, come? Quale privato?

E poi, ma siamo sicuri che il privato nella cooperazione sia il futuro? Ad analizzare bene il settore si evince che il privato è già coinvolto nella cooperazione più di quanto il pubblico stia facendo. Aziende, famiglie, fondazioni private erogano fondi in maniera più costante e sostanziosa di quanto non facciano gli enti pubblici. Le reti di associazioni, donatori, privati, in sintesi la società civile si sta già muovendo da anni in questo senso.

Il forum, anziché rilanciare la cooperazione nel futuro, ha ratificato il presente. Con uno scollamento dalla società civile e con un ritardo sui tempi, tipici della politica dei nostri giorni.

…Il Ministero della Cooperazione attraverso questo forum, cosa ha rappresentato? Se stesso di fronte all’esecutivo? La cooperazione in quanto tale, senza però definire bene i contorni di cosa è cooperazione chi la fa, come va fatta e soprattutto con quali risorse (senza portafoglio siamo tutti bravi a contare sulla buona volontà altrui)?

Se riforma della cooperazione deve essere, questa deve essere agita, interpretata e realizzata da chi la cooperazione la fa: le OSC devono iniziare il percorso auspicato nel 2006 durante gli Stati Generali e avviare un processo di rinnovamento in grado di mirare alla piena rappresentatività della società civile che le sostiene e non alla mera rappresentanza presso istituzioni ormai del tutto obsolete e scollegate dalla realtà.

1 comment for “Cooperare oggi. Un Bilancio

  1. umberto
    3 ottobre 2012 at 10:50

    articolo condivisibile, non ero presente al forum ma dai resoconti é vero che non si é guardato alla cooperazione che verrà. L’iniziativa, lodevole e importante, era comunque funzionale a Riccardi e, data la debolezza “politica” delle organizzazioni dedite alla solidarietá e cooperazione, non poteva non essere partecipata . Sul coinvolgimento del privato vanno secondo me fatti dei distinguo. È vero che le risorse immesse dai privati, singoli cittadini, sono decisamente superiori a quelle mobilitate dal governo. Basti pensare al contributo economico sostato dal Sostegno a Distanza per rendere povera la politica APS del nostro paese. il problema del privato é un altro e cioé come le imprese che si internazionalizzano possono diventare motore di “sviluppo” locale. Come possono contribuire a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni con le loro produzioni, le loro attivitá economiche. Le imprese possono contribuire a ridurre il divario e le ingiustizie visto e considerato che migliorare le produzioni, locali, le condizioni di lavoro, può effettivamente mettere in moto meccanismi di sviluppo locali rispondenti alle esigenze delle popolazioni? io penso di si anche perché gli interventi gestiti dalle ong o delle non profit spesso con i loro progetti innescano percorsi di sviluppo locale che poi non sanno governare perché non sanno fare gli imprenditori. credo che ci possa essere una partnership per lo sviluppo e la promozione di economie locali che possono coniugare responsabilità sociale, etica e giusto profitto.

    questa é una strada che deve essere ancora sviluppata e approfondita. oggi , per esempio, sempre a Milano sodalitas ha organizzato un interessante incontro su: le nuove partnership profit-nonprofit.

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