Costa d’Avorio: alla sbarra, all’Aja, il generale della strada. Una questione di giustizia

images (2)Quasi sotto silenzio all’Aja si stanno svolgendo alcune sedute della Corte Penale che hanno una importanza profonda per la Costa D’Avorio, per tutta l’Africa Occidentale e per il principio stesso di giustizia internazionale.

La Corte Penale deve, infatti, decidere se confermare i capi di accusa a carico di Charles Blè Goudè, ex leader dei Giovani Patrioti fedeli sostenitori dell’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo.

La decisione della corte è importante e per comprenderlo basta riferire chi è Blè Goudè e di cosa si è macchiato. Quella ivoriana è stata una guerra sporca nella quale, più che il presidente Gbabo, era tutto il suo entourage a giocare nel torbido.

Gbabò era influenzato pesantemente dalla moglie Simone, da un misterioso “pastore” evangelico che lo ha sempre spinto alla guerra, e da un giovane spregiudicato come Blè Goudè, appunto. Chi era questo personaggio e perchè il fatto che sia stato messo sotto processo è importante?

42 anni, arrestato in Ghana nel gennaio 2013, dopo una latitanza di un anno e mezzo, Blè Goudè è stato estradato in Costa d’Avorio e trasferito alla Cpi lo scorso marzo. Sul suo capo pendono quattro pesanti accuse: crimini contro l’umanità, omicidio, stupro, persecuzione e altri atti disumani commessi durante la crisi elettorale del 2010-2011, conclusa con 3000 vittime.

Blè Goudè era l’esecutore sul terreno e tra la gente delle direttive che arrivavano dal presidente Gbabò e dal suo entourage. Non a caso questo personaggio si faceva chiamare “il generale della strada”. Le direttive erano quasi sempre radicali e spietate. Impedire agli oppositori del regime di manifestarsi e individuare, anche attraverso soffiate o addirittura interrogatori sotto tortura, contestatori e personaggi potenzialmente pericolosi.

Blè Goudè, sulla strada, aveva poteri quasi assoluti: dava istruzioni, reclutava giovani, li armava, li addestrava e, i più “meritevoli” li inseriva nella catena di comando delle sue forze. Il presidente Gbabò lo aveva fatto ministro della gioventù e, pare, gli aveva elargito quantità consistenti di denaro.

Il Fatto che la Corte Internazionale si occupi di un personaggio così è importante. Di solito a finire sotto accusa sono presidente, ministri, generali, leader guerriglieri. Il loro entourage quasi sempre non viene toccato e così personaggi come Blè Goudè escono indenni, impuniti.

Invece è importante, direi quasi determinante, il fatto che anche chi compie crimini all’ombra di un presidente sappia che la giustizia internazionale non dimenticherà. E’ una questione di giustizia, certo. Ma anche un potenziale elemento di dissuasione per tutti coloro che compiono crimini di guerra e, nonostante il loro ruolo secondario, spesso sono più colpevoli dei personaggi in vista che finiscono sotto processo.

4 comments for “Costa d’Avorio: alla sbarra, all’Aja, il generale della strada. Una questione di giustizia

  1. lalo
    29 settembre 2014 at 20:39

    il tatto è che tutti hanno giocato sporco. La francia ouattara onu altro che crimini di guerra e poi anche quelli che dici tu. quibdi è sempre una giustizia parziaòe per cui il generale della strada qui è per molti vittima di un’ingiustizia

  2. Rosanna
    30 settembre 2014 at 06:08

    Ho sentito a Radio Popolare il tuo servizio in merito al personaggio e sono venuta a cercare la notizia qui. Un po’ duro non trovi ? Diciamo che lui era piu’ al servizio della moglie di Gbagbo , come da te detto. Condivido questa tua frase “nvece è importante, direi quasi determinante, il fatto che anche chi compie crimini all’ombra di un presidente sappia che la giustizia internazionale non dimenticherà. E’ una questione di giustizia, ” Allora, se è una questione di giustizia, com’è che gli uomini delle milizie al servizio dell’attuale presidente che si sono macchiate di crimini ben piu’ gravi di quelli di Blè Goudè sono ancora a piede libero e continuano a fessare la popolazione? Ciao e grazie

  3. prisca
    30 settembre 2014 at 07:25

    fatte bene le ricerche perche i veri criminali sono al potere in costa d’avorio non al’aja . l’aja e stata creata per gli figli de l’africa che rifiutanno di lasciare gli imperialisti sfrutare la loro terra . ma un giorno l’africa sara davero libera .

  4. Emmanuel Zagbla
    12 marzo 2015 at 09:57

    Ho letto ora il vostro articolo, e devo dire che sono molto deluso! All’ora di Internet, credo che esistano molte possibilità d’esser informati su fatti accaduti anche nel più sperduto paese del mondo. Ma qui si parla della Costa d’Avorio, il primo produttore mondiale di cacao, perciò, credo che non ci siano difficoltà a raccogliere le giuste informazioni.
    Dall’analisi generale dell’articolo, sembra che sia stato emesso una sentenza nei confronti di Blé Goudé! C’è una superficialità nell’affrontare la questione generale che ha portato la Costa d’Avorio a subire questo genocidio della cosiddetta Comunità Internazionale. Parlate di Blé Goudé, ma non dei caschi blu delle Nazioni Unite, dei ribelli e delle persone trucidate dalla coalizione che si è battuta contro la Costa d’Avorio. Prima di scrivere un articolo così parziale, incompleto e privo degli elementi essenziali che hanno portato alla crisi, dovete domandarvi come sia possibile che l’Onu e la comunità internazionali si siano occupati delle elezioni di un paese indipendente, cioè sovrano? Dovete chiedervi come mai, per la prima volta nella storia umana e delle relazioni internazionali, vengono applicate delle SANZIONI SULLE MEDICINE contro un paese per una semplice questione elettorale! Ma poi, siamo in Italia, non avete mai guadato il documentario della RAI, “C’era una volta, la Francia in Nero”, a cura del bravissimo Montanaro, Giornalista con la “G” maiuscola, il quale ha pagato con il licenziamento questa dura verità che l’opinione pubblica non vuole accettare! Qui possiamo scrivere fino a domani, ma sarebbe bastato poco per dire come sono andate le cose,. E qui ci vuole coraggio per farlo, e solo Montanaro l’ha avuto, e ha pagato! Chiediamo solo un po’ di rispetto!

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