Creatori di bolle

L’obiettivo supremo di ogni africano che vive in Europa è quello di inviare denaro alla famiglia: una volta o anche più volte al mese. E’ irresistibile perché è enormemente conveniente. Spedire euro in Senegal, o in Congo, o in qualunque altro paese dell’Africa significa privarsi di una somma che nel paese di provenienza (non necessariamente africano, ovviamente) si moltiplica immediatamente per dieci. Quelli che arrivano in Europa sanno bene che le famiglie che hanno lasciato si aspettano esattamente questo. Non è una novità: nella storia tutte le popolazioni che sono emigrate lo hanno fatto per garantire alla famiglia una fonte di reddito in valuta pregiata e poi, successivamente per trasferire i membri più giovani nel paese più ricco dove loro sono andati in avanscoperta.

Le statistiche ufficiali riferiscono i dati di questi movimenti di capitali e si tratta di somme imponenti, dei veri e propri Pil che si trasferiscono da una nazione all’altra. Si tratta di un fenomeno noto ma spesso, pur conoscendolo, non ci soffermiamo a valutarne l’entità e la diffusione. E’ come se quei lavoratori che inviano denaro in Africa, in America Latina, nei paesi più poveri dell’Asia tenessero sulle spalle non solo le sorti della loro famiglia (che spesso, letteralmente, dipende dalle loro rimesse), ma anche il paese dal quale provengono dato che le rimesse complessive degli immigrati, in diversi casi, costituiscono una importante voce del bilancio statale. Ed è anche come se tenessero sulle spalle le sorti del paese nel quale vivono dato che ormai, in molte nazioni europee, la produzione materiale di beni è interamente delegata a loro. Agli autoctoni, infatti, spetta la produzione intellettuale o nei servizi.

Insomma, è come se due mondi succhiassero sostentamento dalle loro fatiche e mentre loro lavorano, nelle banche dei paesi ricchi, o nelle borse valori delle capitali, schiere di broker assatanati, o di efficientii economisti abituati ad operare in asettici uffici con l’aria condizionata, bruciano la ricchezza prodotta da loro con acrobatiche operazioni finanziarie.

In questo sistema, poi, esiste un settore economico, quello della cooperazione (gli addetti sono decine di migliaia), che si è fatto carico di riequilibrare un po’ le cose, cioè di trasferire una parte della ricchezza nei paesi dai quali provengono gli immigrati e di trasformarla in sanità, in istruzione, in progetti di sviluppo. Giusto, nulla da dire ma sarebbe bello se questo settore riconoscesse agli immigrati che i primi addetti del settore sono proprio loro. Le rimesse, infatti, superano di gran lunga qualunque finanziamento pubblico per progetti di cooperazione e, ugualmente, sono ampiamente superiori a qualunque raccolta di fondi privata.

Dico che gli immigrati sono i primi addetti del settore della cooperazione per il seguente motivo: indovinate in cosa si trasformano le loro rimesse? “Invio denaro per pagare la retta e fare partorire mia sorella in clinica” (progetto sanitario). “Invio denaro per pagare la scuola ai miei fratelli più piccoli” (progetto istruzione). “Invio denaro per costruire la casa alla mia famiglia” (progetto di sviluppo). Tutto il denaro inviato creerà lavoro per i maestri della scuola, per l’infermiera della clinica, per i muratori che costruiranno la casa. Nelle stanze con l’aria condizionata i broker creeranno bolle.

1 comment for “Creatori di bolle

  1. Camilla Giudici
    13 settembre 2012 at 08:40

    Tante volte, o quasi sempre, non ci si pensa in modo così preciso, facile da intendere e pertanto convincente…Grazie.Mi preoccuperò di diffondere.

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