Crimini di guerra in Sud Sudan

imagesArrivano le prime informazioni ufficiali di ciò che è accaduto e che sta accadendo in Sud Sudan. Le zone dei maggiori combattimenti sono infatti state disertate da tutti: cooperanti, personale umanitario, missionari, giornalisti. Ciò significa che le due parti in guerra hanno potuto fare il loro lavoro di conquista senza occhi indiscreti che potessero raccontare ciò che è successo.

Adesso c’è la prima testimonianza ufficiale dell’inviato speciale dell’Onu, Ivan Simonovic, che è apena rientrato da un sopraluogo nel paese compiuto a capo di un gruppo di osservatori.

Le parole contenute nel rapporto sono drammatiche, ma non sorprendono. Cito, testualmente alcuni significativi passaggi: “Entrambi gli schieramenti in lotta in Sud Sudan, l’esercito da un lato e i ribelli dell’ex vicepresidente Riek Machar dall’altro, si sono macchiati di atrocità e abusi sulla popolazione civile…Bor e Bentiu sono due città fantasma” si legge nel rapporto che si rifersce ai capoluoghi degli stati di Jonglei e Unity, teatro di violenti scontri, aggiungendo che “la città di Bor è deserta, ma Bentiu è anche peggio. Praticamente non esiste più. Non solo è stata saccheggiata, ma anche interamente bruciata…Anche da Malakal arrivano notizie di saccheggi e di violenze sui civili e di combattimenti, anxora molto forti, con uso di artiglieria pesante”.

Anche la situazione di profughi e sfollati interni è drammatica. L’Onu parla di centinaia di migliaia di fuggitivi, al momento in modo disordinato, cioè ancora non raccolti in campi profughi allestiti con latrine e tende, quindi con un alto pericolo di epidemie.

Come dicevo queste drammatiche notizie non sorprendono. Quando la guerra si svolge senza testimoni le parti in conflitto non usano moderazione. Anzi, il tempo in cui la guerra si svolge senza testimoni è quello che deve essere meglio capitalizzato: prima che arrivino testimoni e giornalisti bisogno conquistare territorio, mettere I negoziatori e I rivali di fronte al fatto compiuto e utilizzare civili e rifugiati come una variabile per ottenere risultati nelle trattative.

Ora che ci sono però le prime testimonianze si potrebbe ricorrere all’unico sistema di deterrenza, cioè quello di ventilare per i leader di questa assurda e crudele guerra una accusa di crimini di guerra e contro l’umanità da parte della Corte Internazionale dell’Aja. Una accusa che non decada con un eventuale cessate il fuoco o con un accordo di pace. Del resto ciò che è avvenuto a Bentiu, a Bor, a Malakal, città rase al suolo e totalmente deserte, si configura proprio come un crimine di guerra. Non c’è nemmeno bisogno di forzare la realtà.

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