Dal libro delle ricette: Come Uccidere un Continente

Una postazione dell’esercito della Costa D’Avorio alla frontiera con la Liberia è stata attaccata da uomini armati di cui non si è compresa né la provenienza, né la nazionalità. Non è la prima volta in queste ultime settimane. All’inizio di agosto un altro attacco simile, in un sobborgo della capitale economica Abidjan, aveva prodotto almeno sei morti. Anche in quel caso non si era capito chi erano gli attaccanti, cosa volevano, per chi combattevano.

Ecco, così si uccide un continente! Fare la guerra in Africa e ottenere poi un posto al tavolo del negoziato, e magari un incarico di governo è semplicissimo, richiede un investimento minimo e un rischio…diciamo così…d’impresa quasi trascurabile. Come si fa? Ecco la ricetta: procurarsi una partita di qualche decina di AK47, i comunissimi Kalashnikov. Ce ne sono in abbondanza sul mercato e a prezzi più che abbordabili. Procurarsi poi una partita di qualche decina di giovani senza lavoro, in miseria e senza prospettive, meglio se poco scolarizzati. Anche in questo caso se ne trovano in abbondanza sul mercato e, di questi tempi, quasi a costo zero, basta assegnare loro un Kalashnikov (con il quale si mangia, si hanno donne e si ha potere). Procurarsi poi qualche villaggio indifeso o qualche postazione militare con soldati che tutto farebbero meno che combattere. Attaccando i primi si ha diritto di saccheggio: donne e cibo oltre, naturalmente, alla possibilità di arruolare nuovi miliziani , cioè ragazzini che verranno costretti ad ingrossare le fila del…del… Movimento per la Giustizia e la Libertà (Si! Suona bene…). Attaccando i secondi si ottiene maggiore attenzione da parte dei media internazionali e soprattutto si ha la possibilità di arricchire il proprio arsenale di armi.

Bastano poche settimane di attività e i leader otterranno un potere contrattuale tale da divenire indispensabili, diventeranno insomma protagonisti con i quali trattare, nel caso la comunità internazionale mettesse in moto la macchina di un processo di pacificazione. Ma chi sono i leader che si prestano a questo gioco? Sono quelli che ci mettono la faccia, di solito personaggi locali, spesso politici frustrati dalle ultime elezioni. Quasi sempre sono dei fantocci, rappresentano potenti interessi esterni senza volto: multinazionali, nazioni, lobby economiche. Povera Africa!

Nel caso della Costa d’Avorio probabilmente chi sta dietro i “misteriosi attacchi” di queste settimane sono personaggi legati all’ex dittatore Laurent Gbabo deposto dopo due settimane di guerra, nell’aprile del 2011, dalle forze dell’attuale presidente (e vincitore delle elezioni del novembre 2010) Alassane Ouattara. Quest’ultimo fu pesantemente aiutato dai militari francesi che, di fatto, dal punto di vista militare, furono i protagonisti della presa del palazzo presidenziale di Abidjan. La Francia insomma non volle (e non vuole) perdere il suo potere di influenza su quella che era stata la perla delle sue colonie, paese ricchissimo di risorse naturali. Naturalmente ci sono forze che insidiano il potere delle vecchie potenze coloniali europee ed è tra loro che vanno cercati leader fantocci e i potenti interessi esterni che muovono i recenti misteriosi attacchi. Una dinamica, questa, che promette di non fermarsi e di portare il conflitto a livelli più alti. Povera Costa D’Avorio!

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