Dal Mali all’Algeria. Regionalizzare la guerra

imagesChe lo si voglia o meno, la crisi del Mali si è regionalizzata. L’Algeria sta cercando di occultare questa realtà facendo filtrare pochissime notizie dal sito di Is Amenas dove sono stati presi in ostaggio alcune centinaia di lavoratori di varie nazionalità e l’operazione si è trasformata in un bagno di sangue

Il commando che ha operato tutto questo pare fosse composto da 40 persone di diversi paesi, non solo dell’Africa Occidentale e del Maghreb, ma anche mediorientali e addirittura provenienti dall’Asia Centrale. Cioè combattenti professionisti, truppe speciali di quel cartello che, per semplicità, denominiamo Al Qaeda. Questo commando pare sia penetrato in Algeria dal Niger. Si tratterebbe cioè di un commando “dormiente” in un paese vicino e potenzialmente “attaccabile” come il Mali. In sostanza un gruppo di militanti ha reso esecutiva una minaccia lanciata dai gruppi islamisti del Nord del Mali dopo l’intervento francese.

Insomma una serie di dettagli che segnalano due cose: la prima che c’è, evidentemente, un coordinamento tra cellule dislocate in diversi paesi. E la seconda è che questo coordinamento risponde ad una strategia più ampia della quale è individuabile almeno un obiettivo: realizzare in quella porzione di remoto e grande deserto a cavallo tra Niger, Mali e Mauritania una saldatura tra tutti i gruppi dell’islamismo integralista armato che operano in quella macro-regione che è tutta l’Africa Occidentale, compresa la potenza regionale, cioè la Nigeria (assieme all’Algeria) che se la deve vedere con una setta surreale come Boko Haram. I suoi militanti fino a due anni fa combattevano con lance, bastoni e machete. Oggi possono contare su armi automatiche e esplosivo che evidentemente sono il frutto di un contatto con finanziatori e sostenitori occulti.

Oltre alla saldatura e coordinamento dei gruppi combattenti dell’Africa Occidentale c’è anche da temere che questa parte del Shael diventi sempre più un territorio dedito ad una economia criminale molto lucrosa e capace di produrre finanziamenti che supportino questi gruppi combattenti che la producono. Mi riferisco al contrabbando di sigarette, di esseri umani, di armi, e di droga proveniente dall’America Latina che sbarca sulle coste di alcuni piccoli e corrotti paesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico. Oltre naturalmente ai proventi che questi gruppi realizzano da anni con i sequestri di persona.

Impossibile non vedere in tutto questo una sorta di analogia con l’Afghanistan. Ecco perchè la risposta europea e africana dovrà essere regionale. Intendo dire che se si lasceranno agli islamisti retrovie (militari e politiche) sulle quali contare la crisi sarà lunga e la soluzione, quella vera e definitiva, un miraggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *