Dal vostro inviato in Saharistan

Silvan-wegmann-Saharistan copiaLa crisi militare e politica del Mali, dopo l’ubriacatura mediatica seguita all’intervento francese, sembra scomparsa dai media del mondo intero. In realtà la partita è tutt’altro che chiusa, anzi, direi che le cose si stanno mettendo abbastanza male. L’immenso deserto del nord del Mali sembra essere avviate a divenire ciò che si temeva, cioè un territorio ostile nel quale agiscono elementi organizzati del terrorismo jihadista, con basi e sistemi di combattimento analoghi a quelli usati in Afghanistan.

I miliziani dei gruppi jihadisti, infatti, sono tutt’altro che espulsi dal Mali. Gran parte sono asserragliati in una sorta di labirinto di gole e grotte che è il massiccio degli Ifoghas. Impossibile snidarli, anche per i francesi.

L’unico modo di combatterli è dispiegare un contingente militare, competente, ben armato e equipaggiato, che sappia fare del tempo un’arma che gioca a proprio favore e che sappia collocare posti di blocco impermeabili nelle vie di uscita. E poi attendere.

Occorre ancora predisporre un dispositivo di sicurezza e di intelligence per intercettare ed evitare attentati nelle città e sulle vie di comunicazione. Operazioni, queste, che saranno la strategia e la tattica dei gruppi jihadisti. Insomma si tratta di fare una guerra di lunga durata, paziente, combattuta da chi sa come si fa.

Purtroppo non è quello che sta accadendo in Mali dove le cose vanno in tutt’altro modo. C’è una dichiarazione ufficiale fatta in una audizione al Senato americano dal consigliere alla difesa Michael Sheehan, secondo la quale – sono parole testuali – “Allo stato attuale, i contingenti militari dei paesi dell’Africa occidentale sono una forza totalmente incapace che non è stata all’altezza del situazione”.

In totale ad oggi nel Nord del Mali sono dispiegati 4300 soldati africani e 4000 francesi. Di questi se ne sono ritirati un centinaio e il ritiro dovrebbe continuare. Di fatto si sa di un gran lavorio diplomatico nelle cancellerie occidentali alla ricerca di un’altra soluzione. Sia politica che militare.

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