Dieci anni maledetti per la Costa D’Avorio

Dieci anni fa come oggi gli ivoriani si svegliarono con la consapevolezza che cominciava un periodo buio. La crisi, che si era aperta ormai da tempo, non si sarebbe risolta e iniziava, anzi, un’era di misteri e di conflitti. Il giorno prima, 19 settembre, fu il giorno del mancato colpo di Stato ai danni dell’allora presidente Laurent Gbagbo e fu anche il giorno della misteriosa morte del generale Robert Gueï, capo di Stato tra il 1999 e il 2000. Avevano ragione gli ivoriani: è stato un decennio di crimini, di massacri, di saccheggi, di menzogne, di misteri e di divisioni.

Oggi c’è un ex presidente – Laurent Gbabo – deposto dall’intervento di una forza straniera (l’eterna Francia). C’è un ex presidente, sempre Gbabo, detenuto all’Aja e accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini di guerra.

C’è un presidente eletto, Alassana Ouattara, filo francese, accusato (con molte buone ragioni) dai suoi oppositori politici di sostenere troppo le Forze Armate ivoriane nelle quali, dopo la crisi del 2010-2011, sono confluiti molti degli ex miliziani delle Forze Nuove, la ribellione del Nord nata nel 2002, che per cinque anni ha controllato vaste regioni del paese. Tra questi ribelli, che si sono anche macchiati di crimini, c’è chi, come il loro leader storico, Guillaume Soro, ha raggiunto i vertici dello Stato: oggi è lui l’influente presidente del parlamento e sono in molti a pensare che si prepari ad essere il leader supremo del paese.

Oggi c’è un paese diviso da tensioni, sospetti, interessi inconfessabili che si sono alimentati nel decennio passato e che, proprio nelle ultime settimane, si sono trasformati in attentati contro i soldati ivoriani, contro le sedi dei partiti politici, contro postazioni di frontiera.

E poi ci sono i misteri. La scorsa settimana il procuratore militare ha annunciato la riapertura di un’inchiesta in seguito a una denuncia presentata dai familiari del generale Gueï prima della prescrizione decennale.

Insomma la Costa D’Avorio sembra precipitata in un buco nero dal quale non è affatto detto che riesca a uscire. Peccato: ai tempi del controverso dittatore Félix Houphouët-Boigny, era un paese ricco, primo produttore mondiale di cacao, con un certo sviluppo, che richiamava lavoratori da tutta l’Africa Occidentale, con un Welfare diffuso e con un livello di istruzione quasi in grado di competere con quello di alcuni paesi europei. Oggi tutto questo è scomparso, sepolto da dieci anni maledetti che hanno fatto danni, forse, irreversibili.

Il fatto è che la Costa D’Avorio aveva meno di quattro milioni di abitanti nel 1960, anno dell’indipendenza. Oggi ne ha ben oltre i venti. Molti di questi sono stati richiamati dal lavoro, dallo sviluppo, dalla ricchezza della Costa D’Avorio e soprattutto dalla terra fertile e ricca che il vecchio dittatore concedeva a chi la lavorava, anche se era straniero.

Oggi è questo il male profondo di questo paese, una sorta di bieco razzismo che mette gli ivoriani doc contro gli stranieri o i figli degli stranieri (burkinabè, maliani, ghanesi, guineani), accusati di avere una terra che non gli appartiene e che, in periodi di magra, vorrebbero possedere loro. Non importa se non l’hanno mai coltivata, non importa se chi l’ha lavorata ha fatto la ricchezza del paese.

I politici – sia Ouattara che Gbabo – invece di disinnescare questa bomba ad orologeria l’hanno usata senza scrupoli in questo decennio maledetto. Anche qualche potenza esterna interessata (leggasi la Francia) l’ha usata appoggiando questo o quel personaggio. I risultati, adesso, sono sotto gli occhi di tutti. Peccato. Povera Africa!

Che i politici almeno la smettano di accusarsi a vicenda: quelli che sono sulla scena oggi hanno tutti le loro gravi responsabilità. Non saranno loro, che hanno affossato la Costa D’Avorio, e sollevarla da quel buco nero nel quale l’hanno precipitata.

2 comments for “Dieci anni maledetti per la Costa D’Avorio

  1. lORENZO
    8 ottobre 2012 at 19:02

    come in tutti i paesi dove l’ignoranza e la poverta’ sono i mezzi a disposizione della gente,c’e’ sempre qualche potenza straniera , senza scrupoli, che ne approfitta.
    La disonesta’ maggiore e quindi il profitto , secondo me e’ dell’ ONU o di quelli che lo “dirigono”. Non puoi fare lo sceriffo e giocare con i fuorilegge, solo perche’ questi sono piu’ forti e generosi dei derubati. Probabilmente se noi avessimo piu’ voglia di fare del bene, mettendoci insieme, potremmo essere a milioni, quindi una potenza ed anche senza armi, si potrebbe creare una forza.

  2. 22 aprile 2017 at 12:00

    Thanks for sharing your thoughts on conflitti. Regards

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