Duty Free Libia

MAHMUD TURKIA/AFP/ Getty Images

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Ormai si parla apertamente di un intervento in Libia. Il new York Times ha scritto che i piani sono pronti e che sono già stati sottoposti al presidente Obama. Si parla di un intervento che prescinda la richiesta del governo libico. Governo che non c’è e che il parlamento di Tobruk, l’unico riconosciuto a livelo internazionale, non riesce a votare da settimane mettendo in scena un balletto ignobile di promesse di voto imminente e di rinvii. Una dimostrazione che la Libia, così come l’abbiamo conosciuta sotto il regime di Gheddafi, di fatto non esiste. E, probabilmente, non esisterà nemmeno in futuro.

Proprio questa inesistenza a livello statale è stata la condizione che ha fatto penetrare lo Stato Islamico che, del resto, si insinua dove lo stato è debole, inconsistente o inesistente. Anche in Siria è andata così e anche in Iraq. Inutile dunque aspettarsi un governo libico che faccia ufficialmente la richiesta di un intervento e allora, con la coscienza a posto e le leggi dalla propria parte, si può dare inizio a bombardamenti e all’invio di truppe di terra.

Se il governo libico ci sarà sarà debole, precario, indeciso, contestato e soggetto a critiche e disconoscimenti interni. Dunque un intervento in Libia è un passo con il quale ci si deve assumere tutte le responsabilità che comporta. Soprattutto è un passo da fare sapendo, prima di cominciare, che cosa si vuole lasciare in quel territorio. A chi si vuole consegnare il potere. Insomma fare un intervento significa che le potenze che lo faranno dovranno essere totalmente in sintonia, tra loro, sulla exit strategy.

Del resto la Libia non può essere lasciata così. Questo territorio ha pesantissime influenze su tutta l’Africa del Sahel e del Sahara. E’, di fatto, il corridoio per il traffico miliardario di esseri umani, un affare gestito anche dai terroristi jihadisti che operano in Mali, in Algeria, che hanno fatto gli attentati in Burkina, che promettono nuovi attacchi in altri paesi. Dalla Libia insomma passano affari che finanziano lo Stato Islamico e le formazioni di Al Qaeda. La Libia oggi è una sorta di Duty Free attraverso il quale fare affari esentasse (per esempio con il contrabbando di sigarette, di droga, di armi). E anche le formazioni che vi operano all’interno, quelle che dovrebbero votare il governo che dovrebbe richiedere un intervento, spesso lucrano a loro volta con questi affari.

Con Gheddafi, un dittatore pagliaccio, crudele e spietato, avevamo (nel senso di Italia e Europa) un accordo ferreo: lui teneva lontano dal paese il terrorismo e regolava l’afflusso di migranti verso l’Europa. Noi, sebbene fosse impresentabile, lo accettavamo. Ora però Gheddafi non c’è più. Non c’è più nemmeno la sua Libia. Per la verità non c’è nemmeno l’Europa che non riesce ad essere d’accordo su nulla, figuriamoci su un intervento e su una exit strategy. Insomma non siamo messi bene

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