Duty Free Somalia al capolinea?

E’ uno scenario da film quello che si svolge in questi giorni intorno a Chisimaio, il più importante porto del Sud della Somalia e ultima roccaforte delle milizie islamiche shebab. I caschi blu africani inquadrati nella missione dell’Onu hanno praticamente circondato la città. Assieme a loro ci sono le truppe di una milizia che sostiene il governo di transizione di Mogadiscio. Le truppe di terra che cingono d’assedio Chisimaio possono contare sull’appoggio dell’aviazione da guerra del Kenya e dalle forze navali che sono posizionate al largo della città. Contro i miliziani integralisti operano anche i droni americani che hanno le loro basi in Etiopia.

L’attacco, secondo tutti i portavoce militari, è imminente e, visto lo spiegamento di forze, Chisimaio è destinata a cadere. Gli shebab saranno obbligati a ripiegare verso il vicino Kenya e a cambiare strategia, adottando quella (non del tutto nuova, per la verità) degli attacchi terroristici a Mogadiscio ma anche a Nairobi e in Uganda.

Come tutte le guerre che si rispettano anche questa ha il suo corredo di profughi e fuggiaschi. L’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati ha già lanciato l’allarme per i civili che hanno lasciato Chisimaio a migliaia. La regione è quella colpita l’anno scorso da una tremenda carestia che ha messo a rischio di morte per fame ben undici milioni di persone. La crisi, sventata l’anno scorso, potrebbe ripetersi in modo ancora più grave nei prossimi mesi.

Insomma, ci sono tutti gli elementi per rendere questa ennesima guerra nel Corno d’Africa un grande evento mediatico. Dovrebbe bucare i teleschermi e invadere la rete…invece sta passando sotto silenzio.

Anche la politica in Somalia è da prima pagina. Dopo venti anni passati senza un governo centrale, a Mogadiscio è tutto pronto per l’elezione del nuovo presidente da parte del parlamento. E’ già stata votata la nuova costituzione e ora tocca alla massima carica dello stato. I candidati sono ben 25. Tutti dovranno esporre il loro programma e se nessuno dovesse raggiungere i due terzi dei consensi previsti si procederà ad un secondo turno tra i quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di consensi. Infine è previsto un ballottaggio finale tra i due candidati maggiormente votati. Formalmente le votazioni cominciano oggi ma, come si può immaginare, il risultato finale potrebbe arrivare anche tra diversi giorni. Non mancheranno contrasti e accuse, i somali sono noti per la capacità di discutere all’infinito.

A differenza del passato questa volta però è evidente che un concentrato di forze – sia regionali che extraregionali – punta a riportare la Somalia nel consesso della comunità internazionale sconfiggendo militarmente gli shebab.

Salvo colpi scena (in questi casi sempre possibili) quel Duty Free che è stato la Somalia in questi ultimi venti anni nel Corno D’Africa potrebbe avere fatto il suo tempo. Poco meno di venti anni fa lo sbarco in Somalia della missione Restore Hope era avvenuto come se fosse un colossal cinematografico, con le telecamere di tutto il mondo sulla spiaggia di Mogadiscio che attendevano i marines e i mezzi anfibi delle forze speciali americane. Oggi c’è un silenzio assordante.

3 comments for “Duty Free Somalia al capolinea?

  1. Giuseppe
    10 settembre 2012 at 14:10

    Tutto la chiamerei tranne che “duty free” : si pagava con la vita un passaggio in Somalia in questi ultimi vent’anni. Vi sembra così “free”?

  2. Piero
    10 settembre 2012 at 16:19

    Mi ha incuriosito il termine Duty Free che ho spesso sentito accostare alla Somalia ma non ne sapevo l’esatta origine, e forse anche il significato completo.
    Allora ho provato a cercarne traccia in rete.

    Il termine Duty Free Somalia è stato coniato dal professore americano Ken Menkhaus nel 2004 in un articolo dal titolo Somalia: State Collapse and the Threat of Terrorism (Adelphi Paper No. 364. Oxford)
    Si può trovare qui:
    http://www.iiss.org/publications/adelphi-papers/adelphi-papers-archive/ap-364somalia-state-collapse/?locale=en

    Quel testo mi pare oramai datato ma mi pare di capire che il significato del termine Duty Free era riferito alla particolare economia sorta in quel contesto negli ultimi 15-20 anni.
    Menkhaus tenta di spiegare come possa essersi sviluppata una particolare economia in Somalia, un paese senza istituzioni, senza legge, senza polizia, poverissimo e per di più soggetto a una guerra civile latente e prolungata.
    Nessun dubbio che questa situazione ha portato povertà, sofferenza e drammatiche condizioni di vita a gran parte della popolazione.
    E’ però anche vero che in tali condizioni in questi anni in Somalia ci sono state società di movimento denaro, imprenditoria selvaggia e molto efficiente, circolazione di merci e così via.
    Il tutto doveva in qualche modo accordarsi con le regole imposte dalle corti islamiche e dalle famiglie egemoni (non propriamente quindi due istituzioni moderne).

    Questo fenomeno, questa particolare combinazione di regole “speciali”, come nel Duty Free appunto, è stato solo in parte studiata e ha consentito alla Somalia di arrivare ai giorni nostri con un (piccolissimo) sviluppo parallelo a quello offerto dal puro sostentamento ad opera degli organismi di cooperazione.

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