Ebola e strategie globali del terrorismo

0

 

 

 

 

 

 

 

 

Miliziani dello Stato islamico sarebbero stati infettati dal virus Ebola e potrebbero essere utilizzati per espandere l’epidemia. Sarebbe questa l’ultima minaccia lanciata agli infedeli dallo Stato Islamico.

Per la verità si tratta di una minaccia velata che alcuni media arabi deducono da una notizia pubblicata da un giornale iracheno secondo il quale alcuni jihadisti si sono presentati all’ospedale di Mosul (roccaforte dello stato islamico nel nord dell’Iraq) con sintomi che potrebbero essere quelli di ebola. Questi miliziani sarebbero stati messi sotto osservazione non tanto per evitare che il contagio si diffonda o per essere sottoposti a terapie, ma per valutare in che modo potrebbero essere utilizzati nella lotta contro l’occidente.

La notizia è vaga e poco credibile. Per di più prende forma dopo una serie di passaggi, di deduzioni e di ipotesi che non sono affatto automatici. Ma questa notizia è interessante per un’altra deduzione che scaturisce da valutazioni fatte da analisti che hanno fatto notare che sono molto pochi i miliziani dell’Isis provenienti dall’Africa occidentale (ma che, quindi, evidentemente, ci sono), mentre sono assai più numerosi i jihadisti nordafricani e quelli originari e operanti in Africa orientale.

Non che sia una novità, ma anche questa notizia ribadisce che i contatti tra Jihadismo e Qaedismo con l’Africa sono ormai operativi e in via di ulteriore sviluppo. Anzi dimostra che l’Africa rientra nelle strategie geo-politiche globali del terrorismo internazionale. Ciò significa che i grandi finanziatori del terrorismo internazionale puntano in modo massiccio anche sul territorio africano e sulla sua popolazione.

Ripeto, non è una novità ma fa impressione constatarlo ancora una volta. E soprattutto fa impressione constatare che, da questo punto di vista, l’Africa è fragile e penetrabile. Del resto il Mali, il nord della Nigeria, la costa orientale (Kenya, Somalia, parzialmente anche la Tanzania) sono lì a dimostrarlo. Oltre naturalmente a paesi, come il Centrafrica, precipiati nel caos e teatro di un conflitto cristiani/musulmani che solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *