Ebola: un colpo durissimo al cuore dell’Africa

downloadEbola è una emergenza sanitaria. Non c’è dubbio. Ma l’impatto di questa epidemia va ben oltre le già gravissime conseguenze sanitarie.

Ebola sta disgregando la struttura sociale dei paesi che ha colpito. Per gli africani il contatto è fondamentale. La promiscuità delle periferie delle megalopoli, dei mezzi pubblici, delle discoteche popolari sono subite, certo. Ma anche ricercate.

Con Ebola tutto è cambiato. Il contatto, la vicinanza sono pericolose, potrebbero essere mortali. E’ una sorta di ripiegamento interiore per gli africani. E’ come se si fosse spenta una luce. O, meglio: è come se una luce luminosa si fosse trasformata in quella di una fioca lampadina da poche candele.

Per gli africani la morte non è qualcosa di “finale” come lo è per la nostra cultura razionale e materialista. La morte è un momento della vita, un passaggio che non porta al nulla, ma ad un altro stadio dell’esistenza. Gli antenati fanno parte della comunità, vivono nel villaggio, nel barrio, nello slum, nella baraccopoli. Ecco perchè i riti funebri in Africa sono così intensi e vissuti senza quel dolore e quella sofferenza ostentate con le quali li viviamo noi occidentali. Ecco perché lavare i cadaveri è così importante, ecco perché il morto rimane tra i vivi così a lungo.

Con Ebola tutto questo non si può fare. Il cadavere è infetto, anzi dopo la morte è il momento in cui ebola è più virulenta. I morti vanno immediatamente seppelliti, non vanno lavati, non vanno toccati a mani nude. Una cosa innaturale per gli africani.

Una donna che partorisce in Africa è sacra. E’ la vita che arriva. Merita che il villaggio si fermi, merita che la levatrice faccia chilometri a piedi per facilitare la nascita, merita che le donne si dedichino alla partoriente. Con Ebola una donna che partorisce è pericolosa: stilla sangue, gocciola sudore, può lacerarsi, produce latte per il neonato. Liquidi corporei che potrebbero essere infetti.

Infine Ebola è anche una devastazione dal punto di vista economico. Nonostante i profeti della “crescita”, l’Africa vive ancora di economia di sussistenza: vendita e acquisto di poche cose, di prodotti minimi. Si acquistano “qui” e si vendono “là”, ci si sposta, ci si incontra, ci si muove. Ebola impone di limitare gli spostamenti e gli incontri. Un colpo durissimo per gli africani.

Insomma questa epidemia predica e impone l’isolamento ad un continente che fa della comunicazione, della solidarietà, dei contatti la sua forza. Un colpo durissimo, appunto.

1 comment for “Ebola: un colpo durissimo al cuore dell’Africa

  1. Enrico Muratore
    11 novembre 2014 at 18:13

    Caro Raffaele ti felicito per la tua perseveranza nel parlare di Ebola con grande rispetto e conoscenza dell’Africa. Tuttavia va relativizzato il fatto che il dolore sia meno forte ed ostentato che in Europa… non voglio dare troppi dettagli personali ma una persona a me molto cara che ha perso la mamma quando aveva nove anni ed il fratello quattro anni fa, ne soffre ancora quotidianamente. Non va confusa la situazione dei parenti stretti con quella della famiglia allargata, che ovviamente è molto meno sensibile dei parenti stretti al dolore. Inoltre va detto che forse qui dove vivo, in Africa occidentale, le persone sono più composte, come dici, ma non dimentico che in Africa meridionale per esempio, le manifestazioni di dolore sono molto sonore… insomma Africa che vai culture che trovi… concludo augurandoti buon lavoro, Enrico

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