Emmanuel e gli altri: ecco chi semina razzismo…

Emmanuel Bonsu con la mamma all’indomani del pestaggio da parte di due vigili a Parma. Fotografia di Edoardo Fornaciari.

Un altro giovane africano con la mamma all’indomani del pestaggio da parte di due vigili a Parma qualche anno fa (fotografia di Edoardo Fornaciari).

Non c’è altra parola. Razzismo che prende corpo con una frequenza che fa paura nel nostro paese. Emmanuel aveva 36 anni, passeggiava con sua moglie che è stata chiamata “scimmia africana”, è stato insultato, picchiato a morte da due giovani. E’ morto poco dopo in ospedale.

E’ la frequenca con cui queste cose accadono che fa paura: nel settembre del 2008 a Milano fu ucciso di botte Ibba, diciannovenne originario del Burkina. Da allora decine di altri casi per fortuna non tutti culminati con la morte. A Milano ne posso citare almeno quattro: un giovane sudanese picchiato nelle vicinanze della stazione, uno storico immigrato senegalese accoltellato alla fermata del tram, un togolese aggredito da una banda di notte in un quartiere periferico, un ragazzo nigeriano che alcuni giovani hanno cercato di gettare sui binari mentre sopraggiungeva il metrò. E poi ci sono i casi di cronaca, ricordo il più grave, quello dei due commercianti senegalesi uccisi a Firenze. Si potrebbe continuare…

Insomma il razzismo torna fuori, la nostra società non lo ha affatto debellato, si annida dentro le nostre città, nelle campagne dove si raccolgono i pomodori, nei piccoli centri come nelle grandi metropoli. E’ il frutto di una politica che sa che seminando paura si raccolgono voti. Ed è il frutto di una informazione che, spesso, non riesce a sbugiardare, con i fatti, quei politici.

Ma quel razzismo palese dei pestaggi a morte è anche il frutto di un razzismo più soft, più occulto, più subdolo. Quello che fa nascere e proliferare realtà come le banlieu a Parigi, o le Via Padova o Imbonati a Milano, o Molenbek a Bruxelles. Che cos’è quello se non una forma di apartheid? E poi ancora che cosa ci si aspetta che nasca dal fatto che, nella realtà, immigrati e autoctoni, a parità di lavoro, vengono pagati con sensibili differenze a favore dei secondi. Che cosa ci si aspetta dal lavoro in nero di migliaia di neri nei campi di pomodori? Il razzismo non nasce dal nulla, ha un suo terreno di coltura, un suo humus. Nessuno si senta assolto per la morte di Emmanuel.

1 comment for “Emmanuel e gli altri: ecco chi semina razzismo…

  1. Pietro Giacomo Menolfi
    13 luglio 2016 at 14:58

    Sono Italiano e il mio paesi mi fa paura.
    Mi fa paura per il razzismo palese, ben denunciato dall’articolo (letto da quanti?)
    Mi fa paura per il perbenismo e “compassionevolismo” del “poveretti anche loro….”
    Mi fa paura per il negazionismo cocciuto di chi insiste a dire, ad ogni livello, : “L’Italia non è un paese razzista…”.
    Che cosa manca all’Italia per “non essere razzista”?
    Mi fa paura la colpevole assenza di informazione corretta. Nei talk show (che mio malgrado seguo) non ho mai sentito un solo commento consapevole ed intelligente sui fenomeni immigratori .
    Ma che paese è questo?

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