Ecco la prossima crisi…

brazzaville e il fiume Congo

brazzaville e il fiume Congo

Mentre la vicenda del Golpe in Burkina va concludendosi, pur con qualche lato oscuro ancora, ecco che se ne prepara un’altra, simile e attesa.
La crisi Burkinabè era originata da un dittatore-dinosauro che non se ne voleva andare e che alla fine è stato costretto a fuggire per le proteste della piazza.
Ebbene si sta già preparando la prossima crisi, quella del Congo Brazzaville che si mette in coda a quelle già pronte per esplodere dopo il Burundi e dopo il Burkina c’è, infatti, l’Uganda, la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda. L’ultimo arrivato, appunto,è il Congo Brazzaville e il copione è sempre lo stesso, con piccole variazioni.
Con un messaggio trasmesso alla radio nazionale il presidente Denis Sassou Nguesso, ha annunciato di sottoporre a referendum il
progetto per una nuova Costituzione del paese. “Ho deciso di
dare la parola al popolo – ha annunciato Nguesso con enfasi – affinchè si pronunci su un progetto di legge che enuncia i principi fondamentali della Repubblica, definendo i diritti e i doveri dei cittadini e fissando nuove forme di organizzazione e nuove regole di funzionamento dello Stato”. Fin qui l’ufficialità, la retorica con la quale di solito si rifilano delle truffe al proprio popolo.
Ad osservatori e addetti ai lavori, ovviamente, non è sfuggito che
in questa decisione c’è la volontà del presidente congolese di cambiare la Costituzione per introdurre la possibilità di un terzo mandato, attualmente non consentito.
Le elezioni presidenziali dovrebbero tenersi l’anno prossimo e una
ricandidatura per Nguesso significherebbe un terzo mandato per
un presidente che governa il paese da oltre 30 anni.
L’annuncio arriva dopo mesi di “dialogo nazionale” , boicottato dalle opposizioni.
La Francia, ex potenza coloniale, ha lanciato un appello affinchè il processo “elettorale sia credibile, libero e trasparente, nel rispetto dello Stato di diritto e delle libertà pubbliche”, secondo le parole del portavoce del Quai d’Orsay. Un appello che, anche questo non è sfuggito a nessunoe non entra diplomaticamente nel merito dell’annuncio di Nguesso.

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