Ecco, l’Africa…

Andò così. Con un amico andai a trovare in una località appena fuori Dakar la famiglia di un ragazzo senegalese che vive in Italia. Ce lo aveva chiesto lui, gli faceva piacere se avessimo conosciuto la sua famiglia e se gli avessimo portato un po’ di denaro che lui poteva evitare di spedire con Western Union e non pagare la costosa tangente per la spedizione.

Naturalmente fummo accolti con tutti gli onori e non ci fu verso di andare via prima di cena. Abitavano all’ultimo piano di uno dei pochissimi condomini della zona, un edificio a tre piani. Per arrivare in cima ci impiegammo quasi un ora perché fummo presentati a tutti gli abitanti. O meglio: a tutti i membri delle famiglie allargate che abitavano nel palazzo. Finalmente arrivammo a destinazione e ci fecero accomodare nella terrazza mentre il sole stava tramontando. Sotto di noi, in quel colore caldo e fascinoso che il sole del tramonto produce in Africa, il quartiere si apprestava a concludere la giornata in una atmosfera languida, di quiete e tranquillità: i bimbi si attardavano agli ultimi giochi, giovani in bicicletta calcavano sui pedali salutando a destra e a sinistra, Giovani donne recuperavano i figli scambiando le ultime chiacchiere, un meccanico abbandonò l’auto che stava riparando davanti all’officina con il cofano aperto, gruppetti di ragazze si avviavano verso casa, sembravano su una passerella di moda, in lontananza un muezzin chiamava i fedeli alla preghiera…

Intanto il fulmineo tramonto tropicale ci aveva condotto nel buio ancora incompleto della sera. Mentre venivamo intrattenuti dal capo famiglia, vidi i giovani della casa armeggiare sulla terrazza con fili e lampadine mentre dalla cucina cominciava ad arrivare il profumo inconfondibile del ceebu jen, il tradizionale piatto senegalese di riso con verdure e pesce.
Arrivò la luce! La terrazza fu improvvisamente illuminata da due lampadine che rischiararono la nostra tavola dove tra poco sarebbe arrivato il cibo.

Già mi gustavo quella cena in terrazza, nella fresca brezza della sera dopo una giornata di caldo pesante. Mi venne un dubbio. Mi alzai e guardai nella tromba delle scale. Era come avevo sospettato: per portare la luce in terrazza era stato oscurato tutto il condominio. Ebbi un moto di vergogna. Mi sentii il classico toubab che aveva bisogno di tutti i comfort, sempre, e che non poteva rinunciare, neanche per una sera, alla comodità dell’energia elettrica, dell’acqua potabile corrente, del cibo con abbondanti, esagerate porzioni di proteine.

Stavo per esigere che smontassero quell’intreccio di fili e di prese, ma poi rinunciai. Li vedevo sereni, appagati, contenti di avere ospiti. Dai piani inferiori venivano le grida divertite di bimbi che giocano e di adulti che chiacchierano. Due donne, al lume di una lampada, si facevano le treccine. Ecco, l’Africa! Pensai a cosa sarebbe accaduto in uno dei nostri bellicosi condomini italiani con la vocazione innata alla guerra civile.

1 comment for “Ecco, l’Africa…

  1. alessandra
    11 settembre 2012 at 15:39

    Bell’articolo!!..senza retoriche e lungaggini melense..Grazie.

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