Ecowas sfratta Jammeh: un segnale per l’Africa dei presidenti-dinosauri

In queste ore sembrerebbe proprio che la crisi post-elettorale in Gambia si avvii verso una conclusione determinata dall’intervento militare dell’Ecowas, l’organizzazione dei paesi dell’Africa Occidentale. Pare che Yaya Jammeh stia trattando la resa e si stia aspettando che le truppe mauritane lo portino, in sicurezza, fuori dove lo attenderebbe un esilio dorato e la garanzia di non essere perseguito dalla Corte Internazionale.

La valenza di questo intervento militare e l’uscita di scena di un dittatore surreale e da operetta – ma comunque pericoloso – travalica l’importanza di un piccolo paese come il Gambia, poverissimo, con meno di due milioni di abitanti, senza risorse e in una posizione geografica sacrificata, incuneato come una scheggia nel territorio del Senegal e circondato su tre lati da questo paese con un confine sul mare dove sfocia il fiume Gambia il cui bacino forma, appunto, il paese di soli 11.300 chilometri quadrati di superficie.

L’intervento militare dell’Ecowas, che ha potuto contare sul sostegno di una risoluzione votata a maggioranza dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, rappresenta un vero evento inedito. Non perché sia il primo di questa organizzazione in Africa Occidentale ma perché il nemico, in questo caso, era rappresentato da un presidente e non da una formazione guerrigliera o di una fazione impegnata in una guerra civile. Non è cosa da poco. E questa è uno dei motivi che danno all’intervento Ecowas una importante valenza politica.

Il secondo è una constatazione: da tutta questa operazione è rimasta fuori l’Organizzazione che più avrebbe avuto titolo a deterne l’egida, cioè l’Unità Africana. Il motivo è chiaro, l’Unione Africana non avrebbe mai avallato l’intervento militare perché a votare sono una serie di paesi che hanno presidenti che non sono afatto da meno a Jammeh. Un esempio per tutti: perché mai Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi, avrebbe dovuto votare una azione contro un dittatore che, come lui, è al potere senza il supporto di una consultazione credibile e in violazione dei due mandati previsti dalla costituzione? Come Jammeh e Nkurunziza in Africa sono in tanti: Kabila, Kagame, N’Guesso, Deby, Dos Santos, Mugabe… Tutti costoro sanno che in un prossimo futuro potrebbero trovarsi sotto accusa come Jammeh e, certo, non volevano un precedente così.

Infine c’è la questione della Corte Penale Internazionale. Poche settimane fa il Gambia, il Burundi e il Sudafrica avevano annunciato l’inizio delle procedure per l’uscita dalla CPI. Non è del tutto ininfluente il fatto che uno di questi tre paesi ora potrebbe avere un presidente perseguito, oppure assolto a priori (dipende dalla trattativa che è in corso). Di certo, comunque, la vicenda del piccolo Gambia avrà ripercussioni sulla cruciale questione dell’impunità per dittatori e responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità.

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