Elezioni, propaganda e il gioco della guerra

imagesOffuscate dalle elezioni in Italia, in questi giorni sono arrivate notizie dal Mali che fanno temere che le cose non si mettano bene. Una dimostrazione che la guerra non risolve mai i problemi che si sono lasciati degenerare senza gli opportuni interventi politici. Quando non rimane che la guerra, chi è costretto a muoverla l’ha già persa. Ecco le notizie.

Gli jihadisti costretti a lasciare Gao, Kidal e Tibouctou si sono rifugiati nel massiccio degli Ifoghas, un dedalo di canyon e di grotte nel nord, in pieno deserto e malgrado gli attacchi francesi, a terra e con i bombardamenti aerei, non hanno perso posizioni. Anzi!

Nel massiccio degli Ifoghas i numeri dei morti negli scontri con i soldati francesi e quelli dell’esigua (ancora?) forza africana hanno cominciato e invertirsi a favore degli jihadisti: sono morti almeno 23 soldati del Ciad e alcuni francesi (ufficialmente solo uno ma la stampa del Mali ne riferisce cinque)

La missione di soldati dei paesi africani sembra ancora lontana dall’essere formata, sebbene ci sia una risoluzione Onu, le pressioni francesi e le promesse di assistenza logistica ed economica dell’Unione Europea. Evidentemente i paesi dell’ECOWAS hanno forti contrasti e non riescono a decidere comando, regole d’ingaggio, zone di dispiegamento.

La notizia del sette francesi rapiti nel nord del Camerun, il cui sequestro pare sia stato rivendicato da Boko Haram, è stato messo direttamente in relazione alla guerra in Mali. Se ciò fosse vero si tratterebbe della temuta fusione, in Africa Occidentale, di gruppi provenienti dal nord, come Al Qaeda per il Maghreb Islamico o il Movimento per l’Unicità e il Jihad, e quelli provenienti dal sud, come i nigeriani Boko Haram e Ansaru.

Dai media francesi inoltre si apprende che la Francia preme sui paesi di ECOWAS perchè facciano loro le pericolose operazioni di bonifica. Altre vittime militari francesi in Francia sarebbero insopportabili politicamente se sommate anche ai sequestri di civili (oltre ai sette del Camerun ce ne sono altrettanti da due anni sequestrati in Niger e dipendenti della multinazionale dell’energia atomica Areva) di cui i paesi dell’Africa Occidentale sono pieni.

images (1)Ecco perché, propaganda a parte, le cose non si mettono bene. Con queste considerazioni la guerra in Mali non è affatto stata vinta dalla Francia. E’ ancora tutta da giocare e gli avversari di Parigi potrebbero addirittura essere in vantaggio.

Militarmente infatti è evidente che un contingente di forze africane non riuscirà ad averla vinta degli jihadisti asserragliato nel massiccio degli Ifoghas, pronti a compiere attacchi a sorpresa, agguati ai convogli, attentati, azioni terroristiche nelle città e sulle piste.

Insomma questa volta i francesi in Africa non sono stati affatto risolutivi e se non si vorrà lasciar crescere un “Afghanistan” alle porte d’Europa e in una regione a forte influenza politica francese si dovranno prendere altri provvedimenti: più costosi, più impegnativi militarmente e politicamente non solo per la Francia ma per l’Europa intera

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